Prima la “svendita” del Colosseo, poi quella dell’Ara Pacis: errare è umano, perseverare è diabolico

Pubblicato il 13 Maggio 2011 18:16 | Ultimo aggiornamento: 13 Maggio 2011 18:18

ROMA – Dopo il Colosseo è il turno dell’Ara Pacis? ”C’è un interesse da parte di privati di finanziare il restauro del Mausoleo di Augusto. In questo caso credo che, diversamente da come abbiamo ragionato per il Colosseo, se si tratta di un periodo limitato, si possa immaginare di fasciare parzialmente il monumento con il logo dello sponsor. Ovviamente dovrebbe essere un’immagine compatibile..”. Queste le parole del sottosegretario ai Beni Culturali Francesco Maria Giro a margine di un sopralluogo a Ostia Antica.

La ristrutturazione è stata pensata per il bimillenario della morte di Augusto che cade nel 2014. Per questa occasione Giro ha riferito di aver proposto al sindaco di Roma Gianni Alemanno l’organizzazione di un ”comitato scientifico per celebrare Augusto. Faremo una grande mostra dedicata ad Augusto alle Scuderie del Quirinale e avrà carattere mondiale”.

Come si dice in questi casi, errare è umano, perseverare è diabolico. Questo perchè dopo la “svendita” del Colosseo all’imprenditore Diego Della Valle, quello delle Tod’s, anche l’Ara Pacis potrebbe subire la stessa fine. Il Colosseo o almeno la sua immagine, è stata venduta per 25 milioni e per 15 anni. Dice l’accrdo, nero su bianco, che lo sponsor reasturatore acquisisce in esclusiva i diritti sull’immagine del Colosseo che non potranno esser concessi in nessun modo a “terzi”.

L’intesa tra il Comune di Roma e l’imprenditore toscano prevede l’uso in esclusiva dell’immagine del monumento in favore del signor Tod’s. Roma non ha fatto un grande affare perché, se 25 milioni di euro sono una fortuna se spesi per restaurare il Colosseo senza nessun ritorno se non quello dell’immagine di un imprenditore che ha a cuore il patrimonio artistico italiano, sono una miseria per lo sfruttamento in esclusiva dell’immagine del monumento stesso. Il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha accettato 25 milioni di euro per cedere i diritti d’immagine del simbolo di Roma, davvero un buon prezzo ma non per lui e non per la collettività. Ma l’errore evidentemente non è bastato.