Como, medico indagato per aver curato un tumore al seno con pomate

Pubblicato il 23 Aprile 2012 19:03 | Ultimo aggiornamento: 23 Aprile 2012 19:41

COMO, 23 APR – Un cancro alla mammella sarebbe stato curato unicamente con pomate di grasso animale, senza il consulto di uno specialista e senza nemmeno fare una radiografia. La Procura di Como ha ravvisato gli estremi dell'omicidio colposo, e in particolare della negligenza e dell'imperizia nell'operato di un neurologo comasco dopo la morte di un'anziana paziente per carcinoma mammario.

L'avviso di chiusura indagini è stato notificato al dottor Pancrazio Pala, 61 anni, esperto anche di omeopatia, accusato in sostanza di avere non solo sottovalutato la malattia della donna, che si protraeva da una decina di anni, ma di averla anche convinta a curarsi con terapie che il pm Massimo Astori ha definito ''suggestive'' e ''inefficaci''. Tra queste, l'utilizzo di psicofarmaci, ma soprattutto di massaggi con grasso di maiale e con la crema Bahyu, una pomata giapponese a base di lipidi equini che viene normalmente usata in caso di scottature o contusioni.

A chiedere alla magistratura di indagare sulla vicenda, quasi due anni fa, era stata la figlia della paziente, convinta che la madre avrebbe potuto tentare di curare il tumore alla mammella che l'ha uccisa nel febbraio del 2010. Cura che invece non c'e' stata, secondo i parenti e la procura comasca, a causa dell'influenza negativa che avrebbe esercitato sulla donna il neurologo, suo medico di fiducia da vent'anni, che avrebbe anche sconsigliato alla paziente di rivolgersi agli oncologi o di fare non solo esami specifici, ma anche una semplice radiografia.

Da parte sua l'indagato, in una memoria difensiva, ha raccontato tutt'altra versione della vicenda: il medico ha sostenuto che la paziente soffriva di patofobia, cioe' della paura costante di essere malata, e sarebbe stata questa fobia che l'avrebbe spinta a non rivolgersi ad altri medici. Il neurologo nega anche sul fronte della somministrazione delle pomate, delle quali afferma di non avere mai suggerito l'utilizzo. Secondo l'indagato, sarebbe stata la figlia della paziente a chiedere informazioni sulla crema giapponese, uso che afferma però di avere sconsigliato.