Concorso esterno, pena dimezzata. Cui prodest? Dell’Utri, Cosentino…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 Maggio 2013 13:52 | Ultimo aggiornamento: 21 Maggio 2013 13:52
Concorso esterno, pena dimezzata. Cui prodest? Dell'Utri, Cosentino...

Berlusconi e Dell’Utri (LaPresse)

ROMA – Cui prodest, a chi giova il dimezzamento della pena per concorso esterno in associazione mafiosa, proposta dal Pdl in commissione Giustizia? Ecco un paio di imputati e di condannati che si avvantaggerebbe del progetto di legge portato avanti dal partito di Silvio Berlusconi.

Marcello Dell’Utri: amico di Berlusconi dalla fine degli anni 50, suo collaboratore dal 1974, co-fondatore di Forza Italia, un mandato da deputato, uno da europarlamentare, due da senatore. Condannato in appello a una pena di 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo i giudici di Palermo avrebbe avuto infatti per oltre 30 anni rapporti con boss come Stefano Bontate, Mimmo Teresi e Ignazio e Giovan Battista Pullarà, garantendo a Berlusconi, che in cambio avrebbe pagato milioni, la protezione delle cosche.

Nicola Cosentino: deputato con Forza Italia-Pdl dal 1996 al 2013, sottosegretario all’Economia dal 2008 al 2010, coordinatore del Pdl Campania fino al gennaio 2012. Indagato più volte per concorso esterno in associazione camorristica, Cosentino, detto “Nick ‘o Mericano” secondo gli inquirenti è vicino al clan dei Casalesi. Più volte le procure hanno richiesto al Parlamento, incontrando dei rifiuti, l’autorizzazione a procedere, l’autorizzazione alle intercettazioni, la custodia cautelare in carcere. Dal gennaio 2013 Cosentino, in attesa di processo, è agli arresti nel carcere di Secondigliano.

Ecco il testo della richiesta di autorizzazione a procedere inoltrata alla Camera nel 2009:

Cosentino contribuiva con continuità e stabilità, sin dagli anni ’90, a rafforzare vertici e attività del gruppo camorrista che faceva capo alle famiglie Bidognetti e Schiavone, dal quale sodalizio riceveva puntuale sostegno elettorale […] creando e co-gestendo monopoli d’impresa in attività controllate dalle famiglie mafiose, quali l’Eco4 spa, e nella quale Cosentino esercitava il reale potere direttivo e di gestione, consentendo lo stabile reimpiego dei proventi illeciti, sfruttando dette attività di impresa per scopi elettorali.

Ora, il concorso esterno in associazione mafiosa è punito con il carcere fino a 12 anni. Ma sinora non si trattava di una norma ‘tipizzata’ nell’ordinamento. Lo diventerebbe con il progetto di legge da oggi all’esame della commissione Giustizia, che porta la firma del senatore del Pdl Guido Compagna.

Nel testo, infatti, si prevede l’introduzione di due nuovi articoli nel codice penale: il ‘379-ter’ e il 379-quater’. Il primo (”Favoreggiamento di associazioni di tipo mafioso”) prevede che chiunque, fuori dei casi di partecipazione alle associazioni di cui all’articolo 416-bis, agevoli deliberatamente la sopravvivenza, il consolidamento o l’espansione di un’associazione di tipo mafioso, anche straniera, è punito con la reclusione da uno a 5 anni.

Il secondo (”Assistenza agli associati”) stabilisce che chiunque, fuori dei casi di concorso nel reato o di favoreggiamento, dia rifugio o fornisca vitto, ospitalità, mezzi di trasporto, strumenti di comunicazione a taluna delle persone che partecipino a un’associazione di tipo mafioso, anche straniera, al fine di trarne profitto, è punito con la reclusione da 3 mesi a 3 anni.

La pena è aumentata se l’assistenza e’ prestata continuativamente. L’articolo 418 del codice penale, invece, verrebbe abrogato. Se queste norme venissero introdotte nell’ordinamento le conseguenze sarebbero varie e tutte di una certa rilevanza visto che avrebbero un riflesso anche sui giudizi in corso grazie al principio del ‘favor rei’: prima di tutto il concorso esterno verrebbe derubricato alla categoria ‘favoreggiamento’ e questo comporta di per sé una riduzione della pena che passerebbe infatti da un massimo di 12 anni a un massimo di 5 (cioè da 1 ai 5 anni).

Il che significa che ci sarebbe uno stop alle intercettazioni visto che gli ascolti vengono consentiti in caso di reati per i quali sono previste condanne superiori ai 5 anni. Poi, per chi ‘supporta’ i componenti dell’associazione mafiosa, la pena fissata nel ddl va dai 3 mesi a 3 anni. E questo comporterà che non scatterà la custodia cautelare in carcere: il tetto perché scatti, infatti, è di 4 anni. In più, perché si possa condannare il ‘sostenitore’ o l”assistente’ esterno all’associazione mafiosa, si dovrà dimostrare che dalla sua azione si ricavi un profitto.