Concorso magistrati, perquisizioni nelle mutandine. E in cinque c’erano i bigliettini

di redazione Blitz
Pubblicato il 2 febbraio 2018 12:47 | Ultimo aggiornamento: 2 febbraio 2018 12:47
Alcune candidate al concorso per magistrati avevano bigliettini nelle mutande

Concorso magistrati, perquisizioni nelle mutandine. E in cinque c’erano i bigliettini

ROMA – Violenza da parte della polizia o perquisizioni giustificate da sospetti fondati? Il concorso per magistrati che si è appena svolto a Roma, il 20 gennaio, si tinge sempre più di giallo.

E’ di pochi giorni fa la denuncia postata su Facebook da parte di una delle candidate, Cristiana Sani, che ha descritto la perquisizione a cui è stata sottoposta: in corridoio, nemmeno in bagno, due agenti della penitenziaria le hanno chiesto di spogliarsi, mutande comprese.

Cristiana Sani ha subito parlato di violenza, e probabilmente le modalità con le quali queste perquisizioni sono state effettuate è più vicino alla violenza che ad una ispezione regolata dalla legge. Eppure i sospetti erano fondati: stando a quando scrive il Quotidiano.net, infatti, cinque candidate sono state trovate con i bigliettini proprio nelle mutandine.

Le cinque fanno parte del gruppo di 40 candidate che hanno subito controlli corporali totali. Tutte e cinque avevano nascosto nella biancheria intima dei temi, anche se differenti da quelli usciti per la prova. E per questo sono state subito espulse.

La polemica sul concorso era divampata dopo il post su Facebook di Cristiana Sani: 

 

“Ero in fila per il bagno delle donne, arrivano due poliziotte, le quali si avvicinano alla nostra fila e iniziano a perquisire una ad una le ragazze in fila. Me compresa. Io lì per lì non ho capito quello che stesse succedendo, non me lo aspettavo, visto che durante le due giornate precedenti non avevo avuto esperienze simili. Capisco che c’è un problema nel momento in cui una ragazza esce dal bagno piangendo. Tocca a me e loro mi dicono di mettermi nell’angolo (non del bagno, ma del corridoio, con loro due davanti che mi fanno da paravento) per la perquisizione. Non mi mettono le mani addosso, sono sincera. Mi fanno tirare su maglia e canotta, davanti e dietro. Mi fanno slacciare il reggiseno. Poi giù i pantaloni. Ma la cosa scioccante è stata quando mi hanno chiesto di tirare giù le mutande. Io mi stavo vergognando come la peggiore delle criminali e le ho tirate giù di mezzo millimetro. A quel punto mi hanno detto: ‘Dottoressa, avanti! Si cali le mutande. Ancora più giù, faccia quasi per togliersele e si giri. Cos’è? Ha il ciclo, che non se le vuole tirare giù?!’. Mi sono rifiutata, rivestita e tornata al mio posto ma ero allibita”.

Le polemiche sono divampate subito. Eppure, al di là del fatto che i sospetti in cinque casi si sono rivelati fondati, Roberto Damiani sul Quotidiano.net ricorda quanto stabilisce il regio decreto del 15/10/1925, n. 1860, all’art. 7 che regola i concorsi pubblici e tuttora in vigore: “… i concorrenti devono essere collocati ciascuno a un tavolo separato (…) È vietato ai concorrenti di portare seco appunti manoscritti o libri. Essi possono essere sottoposti a perquisizione personale prima del loro ingresso nella sala degli esami e durante gli esami”.