“Condannatemi, devo pagare”. E il pm gli fa lo sconto

di Davide Maggiore*
Pubblicato il 19 Marzo 2010 11:21 | Ultimo aggiornamento: 19 Marzo 2010 11:21

Che le aule di giustizia italiane finiscano in prima pagina non è una novità. Ma l’ultimo episodio avvenuto a Milano è certamente unico nel suo genere. Mai si era visto l’imputato rivestire il ruolo dell’accusa e pregare di essere condannato, addirittura ad una pena superiore a quella poi ottenuta.

Protagonista della curiosa vicenda un giovane romano, finito sotto processo per rapina. Aveva infatti effettuato nel 2009 quattro colpi in banca, violando tra l’altro la misura della sorveglianza speciale. Fermato dalla polizia, si era subito dichiarato colpevole, e, terminate le indagini, era stato condotto davanti al giudice per l’udienza preliminare.

Aperto il processo, l’avvocato dell’uomo si è dichiarato impossibilitato a difenderlo per un impedimento. Richiesta accolta dal magistrato, che si accingeva a rinviare. Ma a questo punto è avvenuto il vero e proprio colpo di scena. L’indagato ha chiesto all’avvocato di trattenersi ancora per qualche minuto, ed ha iniziato a parlare. “Rinuncio al rinvio per legittimo impedimento del difensore, rinuncio ai benefici di pena, rinuncio all’appello” ha detto, depositando una memoria in cui si impegnava a non ricorrere contro il verdetto di primo grado. Poi la singolare richiesta. “Voglio essere condannato, pagare il debito che ho con la giustizia. Merito dieci anni di carcere”. Un’arringa a rovescio che, paradossalmente, ha ottenuto, almeno in parte, l’effetto contrario. Il pubblico ministero, infatti, aveva chiesto appunto una pena di dieci anni. Ma di fronte alla preghiera del rapinatore pentito è sceso a sei anni ed otto mesi, lodando il comportamento del giovane, condannato infine dal giudice a sette anni.

Ancora un mistero il motivo per cui l’uomo abbia deciso di agire così. “Credo nella giustizia” ha affermato di fronte al magistrato. Quello che sembra certo è che voglia veramente cambiare vita. Quando era in carcere in attesa del giudizio, infatti, aveva deciso di proseguire gli studi: aveva un diploma in podologia, ora si è quasi laureato in lettere, con l’intenzione, una volta uscito di prigione, di cercare un lavoro onesto.

*Scuola di giornalismo Luiss