Condannati e licenziati ma reintegrati, perdono è uguale per tutti, non la legge

Pubblicato il 18 Giugno 2012 16:56 | Ultimo aggiornamento: 18 Giugno 2012 16:56

ROMA – Il carabiniere che ripulisce il portafogli, altrui. Solo 80 euro, sciocchezze. La giudice che si dà malata e “in malattia” gira il mondo in barca a vela. Che volete che sia, multa da 6mila euro, ovvero un suo mese di stipendio. Il lavoratore licenziato per truffa. Reintegrato perché nel frattempo si è tanto pentito. I dipendenti della Sea che a Malpensa aprivano e saccheggiavano i bagagli dei passeggeri. Individuati, licenziati e reintegrati  Il perdono, più che la legge, è uguale per tutti. Ti condannano, ti licenziano e ti rimettono a posto. Succede, è successo. Come il carabiniere di Torino, l’esempio più recente: in caserma arriva un signore che aveva trovato un portafogli in strada. Lo affida al militare il quale lo riconsegna ma ripulito dei contanti: 80 euro per la precisione. Un’indagine interna porta al nome del presunto colpevole. Espulso dall’Arma, decisione approvata anche da apposita sentenza.

Ma il Tar reintegra “tenuto conto della giovane età e dell’inesperienza oltre che della particolare tenuità del rilievo penale”. Per 80 euro, suvvia. Andando a ritroso non mancano casi analoghi. Nel 1997 le telecamere interne all’aeroporto di Malpensa pizzicano alcuni dipendenti che aprono le valigie e scelgono cosa tenere e cosa no. Una cernita fatta con criterio, in base alle necessità e al gusto personale, tra ciò che si voleva tenere (e quindi intascare) e ciò che invece si poteva buttare aldilà della rete. In 34 vengono denunciati e licenziati. Ma reintegrati perchè la Sea non ha “indicato gli oggetti del furto contestato e le eventuali denunce dei passeggeri”. I furti continuarono anche 5 anni dopo, come debitamente documentato dalle telecamere.

A Messina, nel 1999, c’è il lavoratore licenziato per truffa ai danni della sua azienda. Indagini complesse che non sono bastate a supportare il provvedimento. Reintegrato, quindi, giusto. Ma anni dopo il giudice sentenziò che in effetti il reato venne commesso ma che tutto sommato il posto rimaneva al lavoratore che nel frattempo “si è comportato in modo ineccepibile dando prova di ravvedimento”. Insomma, s’era tanto pentito.

Infine la giudice di Vicenza che prendeva lunghi congedi per malattia. Lombartosi spiccata, per esattezza. Ma mentre in tribunale risultava malata in realtà era a bordo della sua barca a vela, dall’Isola di Wight a Dunkerque, partecipando anche alla Rolex Fastnet Race. Finì ad ammonimenti e sanzioni. La Corte dei Conti decise una multa da 6728 euro come risarcimento per la collettività. Ovvero un mese di lavoro.