“Condotta troppo disinvolta”. Sconto di pena al convivente stupratore: lei frequentava altri uomini

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 Settembre 2020 9:22 | Ultimo aggiornamento: 18 Settembre 2020 9:22
Condotta troppo disinvolta, sconto di pena allo stupratore

Condotta troppo disinvolta: lei violentata, lui pena ridotta (Ansa)

Fa discutere la motivazione di una sentenza della Corte di Appello di Milano che ha limato di qualche mese la pena di un uomo condannato per sequestro, violenza e stupro sulla convivente.

Al 63enne romeno i giudici hanno accordato uno sconto di pena in ragione del “contesto familiare degradato” e perché “esasperato dalla condotta troppo disinvolta della donna”.

Pena ridotta, attenuante “condotta troppo disinvolta” della vittima

Disinvolta. La donna, una connazionale di vent’anni più giovane, era stata sequestrata e abusata nella roulotte del convivente. Era poco prima della mezzanotte dell’8 giugno 2019 a Vimercate (Monza), racconta Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera.

Sembra che la signora frequentasse altri uomini, in specie conosciuti su Facebook. La circostanza è diventata attenuante nel corso del processo di Appello.

I fatti, gravi, di sequestro, violenza e stupro, non sono in discussione: con il rito abbreviato il Tribunale di Monza aveva comminato una pena di 5 anni.

L’uomo le ha strappato il telefono e lo ha scagliato per terra. Ha schiaffeggiato la donna a mano aperta, non ha ascoltato le grida che lo imploravano di fermarsi.

L’ha picchiata con una tavoletta di legno, le ha dato pugni in pancia “così forti da farle mancare il fiato”. Lei lo ha supplicato, lui l’ha violentata.

Solo alle 7 di mattina sono arrivati i carabinieri, avvertiti dalla figlia, a strapparla dalle mani del convivente.

5 anni non sembrano una pena eccessiva, i difensori hanno comunque fatto ricorso. La I° Corte d’Appello di Milano l’hanno abbassata a 4 anni e 4 mesi.

Lui “mite”, fino a quel momento aveva “passivamente subìto”

Il perché lo spiega la condotta della donna. E’ passato cioè il principio che, in un “contesto familiare degradato” e “caratterizzato da anomalie quali le relazioni della donna con altri uomini”, l’intensità del dolo di quei tre reati sia attenuata.

Tanto più che l’uomo, descritto come “mite”, era “esasperato dalla condotta troppo disinvolta della donna”, condotta “che aveva passivamente subìto sino a quel momento”. (fonti Corriere della Sera, Ansa)