Conegliano, maxi evasione 27mln€ nel mondo rally: false fatture, 100 indagati

di redazione Blitz
Pubblicato il 19 Maggio 2015 12:26 | Ultimo aggiornamento: 19 Maggio 2015 12:26
Conegliano, maxi evasione 27mln€ nel mondo del rally: sede in Austria, false fatture, 100 indagati

Conegliano, maxi evasione 27mln€ nel mondo del rally: sede in Austria, false fatture, 100 indagati

TREVISO – Una maxi evasione fiscale da 27 milioni di euro, con un giro di fatture false per quasi 10 milioni. E’ quanto scoperto dalla Guardia di Finanza nel mondo del rally di Conegliano, in provincia di Treviso. Nell’indagine sono coinvolte cinque società, delle quali una estero-vestita e con sede fittizia in Austria, tre completamente sconosciute al fisco e un’associazione sportiva dilettantistica alla quale è stato disconosciuto il regime contabile agevolato. Le società sarebbero tutte riconducibili ad un noto imprenditore di Conegliano operante nel settore delle sponsorizzazioni delle gare di rally.

Secondo quanto sin qui emerso, le società indagate, anche se emettevano puntualmente le fatture a fronte di quanto previsto nei contratti di sponsorizzazione, omettevano poi scientemente la presentazione della dichiarazione dei redditi. I militari delle Fiamme gialle di Conegliano hanno individuato un centinaio di aziende del Nord Italia che si sarebbero rese compiacenti nel giro delle fatture false. Infine i finanzieri hanno contestato ad un importante banca la mancata segnalazione di operazioni sospette, per circa 1.000.000 di euro.

Sotto la lente dei finanzieri sono finite tutte le sponsorizzazioni di gare, anche internazionali, di cui si occupava l’imprenditore di Conegliano, molto noto nel mondo del rally. L’enorme evasione, perpetrata all’oscuro sia dei piloti che delle società iscritte, è stata riscontrata tra il 2006 al 2014. Si è così scoperto il sistema evasivo ad opera delle 5 società, tutte riconducibili al principale indagato, che si alternavano negli anni, ovviamente con amministratori diversi alcuni dei quali stranieri e irreperibili, nella gestione delle sponsorizzazioni.

La Guardia di Finanza avrebbe accertato, tra l’altro, che le false fatturazioni si basavano sulla restituzione di denaro contante pari al 50% dell’imponibile indicato in fattura. Questo era il principale motivo che invogliava i clienti ad “affezionarsi” a tale forma di pubblicità, tanto da seguire negli anni le varie società succedutesi, sebbene queste cambiassero denominazione, sede ed amministratore.

Il sistema, ben oliato nel tempo, accontentava entrambi le parti: il cliente otteneva liquidità occulta di denaro contante ed il fornitore conseguiva i finanziamenti necessari, altrimenti irraggiungibili, per svolgere le manifestazioni in tutto il mondo ed ottenere il proprio profitto. Ad esempio, che per la sponsorizzazione della stessa auto e con lo stesso spazio a disposizione, le somme pagate variavano anche di 5/8 volte quella iniziale, a seconda dei clienti. L’accusa, a vario titolo, per l’amministratore delle 5 società e degli altri delle 90 aziende che hanno utilizzato le fatture, è di infedele e omessa dichiarazione, occultamento dei documenti contabili ed emissione di fatture false