Università. Chimica la migliore: ben pagata, lavoro entro 3 anni

Pubblicato il 10 Ottobre 2011 11:02 | Ultimo aggiornamento: 10 Ottobre 2011 11:53

ROMA – Il  90 per cento dei laureati che trova lavoro entro 3 anni nel proprio settore. Non solo facilità nel trovare lavoro, ma anche stabilità contro il precariato dilagante. Il 95 per cento dei chimici ha un contratto a tempo indeterminato. Questi i dati riportati dall’Orientagiovani di Confindustria. Le altre facoltà che permettono di trovare lavoro sono medicina, con il 95,8 per cento dei laureati che lavora entro 3 anni, ingegneria con il 95,6 per cento, anche se solo l’82,2 per cento svolge un lavoro nel settore per cui ha studiato e architettura, con il 91,5 per cento.

Cesare Puccioni, presidente di Federchimica, ha spiegato: “le persone che lavorano nel nostro settore non sono intercambiabili, occorrono professionalità specifiche con un livello più elevato della media”. Motivo per cui il settore è in crescita. Anche la pensione per i chimici sembra garantita, con la previdenza integrativa dei chimici che ha una quota di 4 iscritti su 5 e dunque saldi fondi. Inoltre dice Puccioni: “Abbiamo livelli di stipendio più alti rispetto agli altri settori. Anche perché assumiamo più laureati, tre volte la media degli altri”.

Il vice presidente di Confindustria Gianfelice Rocca ha detto: “La chimica è uno dei più grandi settori industriali a livello mondiale e costituisce una base irrinunciabile per lo sviluppo economico del nostro Paese”. Una materia importante per la ricerca, anche se solo il 50 per cento degli studenti italiani hanno frequentato un corso di chimica contro il 67 per cento della medio Ocse. Meno studenti, ma più preparati: nei test internazionali di materie scientifiche chi raggiunge le sufficienze nella media Ocse sono dell’80 per cento, con l’Italia che vanta il suo 79,4 per cento. Rocca ha dunque spiegato l’esigenza di orientare al meglio i giovani, affinché intraprendano “percorsi di studio concretamente spendibili sul mercato del lavoro e quindi indirizzare risorse verso gli istituti tecnici, le facoltà tecnico scientifiche”.