Consip, “Gianpaolo Scafarto torni al lavoro”: annullata l’interdizione dal servizio per il capitano dei Noe

di redazione Blitz
Pubblicato il 28 marzo 2018 7:12 | Ultimo aggiornamento: 27 marzo 2018 23:30
Annullata l'interdizione dal lavoro per Gianpaolo Scafarto

Gianpaolo Scafarto

ROMA – “Gianpaolo Scafarto deve tornare in servizio”: il tribunale del riesame di Roma ha annullato l’interdizione dal servizio per il capitano dei carabinieri, misura cautelar che era stata disposta dal giudice per le indagini preliminari il 25 gennaio scorso nei confronti dell’ufficiale coinvolto nell’inchiesta Consip. 

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Nei giorni scorsi gli avvocati di Scafarto avevano presentato una istanza al tribunale della Libertà. “Siamo soddisfatti di questo risultato – commentano i difensori – ed auspichiamo che ne possa conseguire per tutti una maggiore serenità di giudizio”.

Scafarto, indagato per depistaggio, falso e rivelazione del segreto istruttorio, era stato raggiunto da un primo provvedimento di sospensione dal servizio per un anno il 12 dicembre, provvedimento poi annullato per un vizio formale.

Il gip, prima di procedere con la misura, avrebbe dovuto infatti interrogare l’ex capitano del Noe e con lui il colonnello Alessandro Sessa, già vicecomandante del Noe e anch’egli coinvolto nell’indagine e destinatario del provvedimento. Il 25 gennaio il nuovo provvedimento, che non ha riguardato Sessa in quanto già da alcune settimane si è autosospeso dal servizio.

L’accusa di depistaggio si riferisce all’eliminazione delle comunicazioni intercorse tra i due, tramite whatsapp, al fine (secondo l’accusa) di sviare le indagini della procura sulla fuga di notizie che consentì ai vertici di Consip di apprendere dell’esistenza di un’inchiesta da parte della magistratura napoletana.

Per quanto riguarda il filone sulla fuga di notizie, proprio nei prossimi giorni gli inquirenti di piazzale Clodio ascolteranno in un confronto all’americana il “grande accusatore”, l’ex amministratore delegato della Centrale unica d’acquisti della Pubblica amministrazione Luigi Marroni, e il ministro dello Sport, Luca Lottiindagato per il reato di favoreggiamento e violazione del segreto istruttorio a seguito proprio delle dichiarazioni di Marroni che, nel dicembre del 2016, aveva affermato davanti ai carabinieri del Noe e ai pm di Napoli che era stato avvertito da Lotti, oltre che dal presidente di Publiacqua Firenze, Filippo Vannoni, e dal generale Emanuele Saltalamacchia, della presenza di cimici nel suo ufficio.

Lotti, dal canto suo, ascoltato già in due occasioni dai pm di Roma, ha sempre smentito di avere parlato con Marroni dell’esistenza di una indagine su Consip di cui “non era a conoscenza”.

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