Consip, Gianpaolo Scafarto, ex maggiore Noe, sospeso per un anno dal lavoro

di redazione Blitz
Pubblicato il 25 gennaio 2018 20:36 | Ultimo aggiornamento: 25 gennaio 2018 20:36
E' stato sospeso per un anno dal lavoro l'ex maggiore del Noe Gianpaolo Scafarto

Gianpaolo Scafarto (foto Ansa)

ROMA – Inchiesta Consip: l’ex maggiore del Noe Gianpaolo Scafarto è stato sospeso dal lavoro, dalla sua funzione, per un anno. Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari di Roma, emettendo una nuova misura interdittiva nei confronti di una delle figure-chiave del caso Consip per quanto riguarda la rivelazione del segreto d’ufficio.

Il militare dell’Arma era stato raggiunto, il 12 dicembre scorso, da una prima misura interdittiva poi annullata per un vizio formale. Il gip, prima di procedere con la misura, avrebbe dovuto infatti interrogare Scafarto e con lui il colonnello Alessandro Sessa, già vicecomandante del Noe e anch’egli coinvolto nell’indagine e destinatario del provvedimento. Per quest’ultimo il gip non ha disposto nuovamente l’interdittiva in quanto già da alcune settimane si è autosospeso dal servizio.

Ai due la Procura contesta il reato di depistaggio che, unito alle precedenti accuse già configurate dagli inquirenti, ha portato nuovamente all’emissione dell’ordinanza che sospende il maggiore dal servizio per 12 mesi.

L’accusa di depistaggio si riferisce all’eliminazione delle comunicazioni che sarebbero intercorse tra Scafarto e Sessa tramite WhatsApp, al fine di sviare le indagini della procura sulla fuga di notizie che consentì ai vertici di Consip di apprendere dell’esistenza di un’inchiesta dal parte della magistratura napoletana.

Nella prima ordinanza del dicembre scorso il gip ricordava gli episodi che avevano determinato il coinvolgimento di Scafarto (falso e rivelazione del segreto d’ufficio) e di Sessa (depistaggio legato a false dichiarazioni al pm).

In merito al reato di depistaggio, il gip, secondo quanto riferisce l’agenzia Ansa, sottolineava come “Scafarto, che aveva subito il sequestro, in data 10 maggio 2017, del proprio smartphone al fine di accertare la natura ed il contenuto delle comunicazioni sia con gli altri militari impegnati nelle suddette indagini sia con estranei alle stesse, su richiesta ed istigazione di Sessa ed al fine di non rendere possibile ricostruire compiutamente le conversazioni intervenute con l’applicativo WhatsApp, provvedeva a disinstallare dallo smartphone in uso a Sessa il suddetto applicativo; con l’aggravante – era scritto nella prima interdittiva – di aver commesso il fatto mediante distruzione o artificiosa alterazione di un oggetto da impiegare come elemento di prova o comunque utile alla scoperta del reato o al suo accertamento”.