Contagi, tamponi…i dati delle Regioni sono buoni? Come chiedere all’oste del vino

di Riccardo Galli
Pubblicato il 25 Maggio 2020 8:32 | Ultimo aggiornamento: 25 Maggio 2020 8:32
Bollettino Coronavirus. Contagi, tamponi...i dati delle Regioni sono buoni? Come chiedere all'oste del vino

Contagi, tamponi…i dati delle Regioni sono buoni? Come chiedere all’oste del vino (Nella foto, il bollettino del 24 maggio)

ROMA – Contagi, tamponi e ora anche il numero dei morti: i dati sono buoni? Sono precisi e quindi ci si può fidare dei dati sull’epidemia?

I dati li forniscono le Regioni, sulla base dei dati le Regioni costruiscono la loro immagine più o meno covid free o covid in calo o covid sotto controllo.

Sulla base dei dati ci saranno e ci sono nuove aperture di attività e confini.

Sulla base dei dati si basa la caccia al turista perduto.

Quindi le Regioni controllano i dati, dati che dovrebbero controllare le Regioni. Controllore e controllato coincidono. Ogni Regione controlla i dati sulla cui base dovrebbe a sua volta essere controllata.

Autodichiarazioni, questi sono i dati che forniscono le Regioni.

Autodichiarazioni con dati raccolti e redatti con criteri spesso diversi tra Regione e Regione. Dati che arrivano con tempi diversi e sfasati tra Regione e Regione. Dati quasi sempre raccolti e forniti senza campionatura statistica.

Dati dove (Fiorenza Sarzanini-Alessandro Trocino-Corriere della Sera) non è inusuale riscontrare anomalie.

Anomalie probabilmente da inaccuratezza nella raccolta, nella inesperienza, nella incapacità dei raccoglitori di dati e fornitori di report.

Non c’è da meravigliarsi se funzionari, dipendenti, capi dipartimento vari non siano il massimo dell’affidabilità professionale e tecnica.

Convivono e discendono pur sempre da assessori (Gallera-Lombardia) che hanno elaborato e diffuso la teoria che tasso 0,5 di replicazione contagio vuol dire che uno non basta ad infettare, ce ne vogliono due (ti devono mettere in mezzo a panino?) e da presidenti di Regione (Sicilia e Sardegna) che vanno ad esigere passaporto sanitario che clinicamente non esiste in terra e serve soltanto a farsi uno spot ingannevole per attirare turisti.

Ma può esserci dell’altro oltre ad impreparazione e incompetenza. Può esserci la voglia di aggiustare raccolta e diffusione dati in modo da far fare bella figura alla Regione di appartenenza.

Il Corriere della Sera chiama diplomaticamente “atteggiamenti opportunisti” quelli che potrebbero essere all’origine di anomalie nei dati. Ed elenca dove anomalie sono apparse: Lombardia, Trentino, Marche, Val d’Aosta, Umbria, Liguria, Sardegna, Calabria…

Forse solo dati che non tornano e che, rifacendo meglio i conti, torneranno.

Forse, perché Regione per Regione i dati non combaciano, anzi non sono comparabili.

Funziona infatti così: più contagi conteggi in Regione peggiore è la tua immagine per l’estate. Per conteggiare contagi li devi andare a cercare. Con i tamponi. Quindi più tamponi fai più contagi trovi e peggio ne esci nella fittizia classifica covid free.

Ogni Regione decide quanto tamponi e con quale frequenza, quindi ogni Regione preme freno e acceleratore della crescita o decrescita dei contagi scovati.

Sulla base dei contagi registrati le Regioni guadagnano o perdono in immagine e libertà di circolazione e di attività. Sulla base dei contagi registrati le Regioni guadagnano o perdono in immagine politica e in soldi all’economia del territorio.

I dati sui contagi, sui tamponi, sulle morti, sull’epidemia tutta, sulla base dei quali si modula e si modulerà l’interesse politico ed economico delle singole Regioni, vengono forniti e validati dalle Regioni.

Come vada Regione per Regione con coronavirus lo si chiede alle Regioni, come chiedere all’oste se il vino è buono.