Controllare olive, osservare camosci: consulenze pubbliche o sprechi da 1,3mld?

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 Giugno 2013 9:01 | Ultimo aggiornamento: 17 Giugno 2013 9:29
Controllare olive, osservare camosci: consulenze pubbliche o sprechi da 1,3mld?

Controllare olive, osservare camosci: consulenze pubbliche o sprechi da 1,3mld?

ROMA  – C’è il consulente pubblico che controlla il processo di qualità delle olive infornate a Potenza. L’osservatore che monitora i camosci in Abruzzo. Quello che spende migliaia di euro a Frosinone per fare una guida sul risparmio. Dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, dai Comuni alle Province, Carlo Tecce del Fatto Quotidiano ha individuato consulenze pubbliche costate allo Stato nel 2012 1,3 miliardi di euro. Soldi che, scrive Tecce, potevano essere usati per coprire un terzo dell’Imu sulla prima casa e non un calendario di chef scandinavi e lezioni a tema rigorosamente pagati dal Comune di turno.

Tecce scrive sul Fatto Quotidiano:

“La somma è aumentata di 50 milioni di euro, per nulla intralciata dagli ansimi di una recessione che non molla, ma quei 277.085 ingaggi – firmati entro il 31 dicembre 2011, e cominciati in gran parte dal 2012 – sono ancora validi, arrivano sino al 2014 o al 2015”.

Insomma per Tecce si tratta di sprechi di soldi pubblici, che potevano essere investiti in altro:

“Da mesi i partiti s’accapigliano per l’Imu e questi 1,3 miliardi, versati con cadenza annuale e con un po’ troppa superficialità, potrebbero alleviare la tassazione, anche l’odiosa Iva. E una lettura attenta di questi 277.085 dati potrebbero svelare un mondo o un paradosso: la macchina pubblica italiana è gestita male, è affollata oppure è solo il cattivo esempio di cui non vogliamo prenderci cura? Perché, forse, spendere 10.000 per un corso di yoga gratuito o 15.000 per contare i gatti randagi in un paesino ci fa apparire vicini ai precari e ai furbi”.

Poi Tecce sul Fatto Quotidiano riporta “una breve antologia delle consulenze più “significative”. C’è il “calendario di chef scandinavi:

“Un giorno rideremo e chissà, celebreremo, la brillante intuizione di quei boiardi statali che ci devono far integrare e scambiare con gli stranieri. E diremo, forse: caspita, l’Istituto per il commercio estero ha indovinato a spendere quasi 2.500 euro per un calendario che ritrae aitanti chef scandinavi e così si spiegano anche i 4.200 euro per i rudimenti di cucina insegnati in un paio di lezioni”.

La strana voglia di giornalismo, scrive Tecce:

“Nessuno avrà il coraggio di contestare la regione autonoma Valle d’Aosta per avere scomodato un professionista per l’esecuzione (non la scrittura né l’ideazione) di un piano per il monitoraggio degli ungulati (mammiferi con zoccoli, cavalli ad esempio): una fatica da 80.000 euro che, evidentemente, non poteva cadere sui dipendenti”.

La necessità di monitoraggio:

“L’Università di Bologna ha agito con maggiore severità: l’ateneo ha conferito un incarico per monitorare, udite udite, anzi leggete leggete, e supervisionare i progetti finanziati dalla provincia di Forlì e Cesena: 15.700 euro per un’impresa di monitoraggio in trasferta o, semplicemente, di fatti altrui.

Fino al “Grande Fratello” per i camosci, scrive Tecce:

A cosa ci riduciamo se non diamo seguito a questi benedetti e cervellotici monitoraggi? In Abruzzo, montagne aquilane, si sono inventati la comunicazione del monitoraggio, la manutenzione e la gestione – testuale – del camoscio in Rovere di Rocca di Mezzo e Fontecchio, 15.000 euro. I controlli sono fondamentali perché l’amministrazione pubblica non ha fiducia in se stessa: se il braccio destro fa qualcosa (un dipendente, mettiamo), il braccio sinistro fa la verifica (un esterno, certamente). Ecco, magari la mancanza di fiducia ci manda in recessione.

E ancora le olive infornate e la soppressata:

“L’Università di Rende s’è posta una domanda: non è che qui i contadini ci fregano con la soppressata? Per evitare fraintendimenti, l’Università ha pagato 14.000 euro per un controllo di qualità del processo di essiccazione dei salumi perché, non la macellazione né l’impasto, fanno di un buon maiale una buona soppressata calabrese.

L’Università di Potenza è andata oltre, non si è fermata al correggibile e corruttibile intervento umano: si sono chiesti, la natura ci garantisce oppure è l’uomo che la tradisce? Un ateneo ha stanziato 9.000 euro per valutare il processo di produzione dell’oliva infornata con particolare riferimento di caratteristiche”.

Costano cari invece i cataloghi da risparmio:

“A Frosinone avranno pensato di fare una cosa buona e giusta: come possiamo consigliare il risparmio ai ciociari? Forse non praticando lo sperpero: la Provincia ha scucito 10.000 euro per l’ideazione e la redazione di “un catalogo riguardante il messaggio di risparmio””.

E poi ci sono i problemi di traffico:

“A Cento (Ferrara), 35.000 abitanti, il problema è il traffico come a Palermo. Sacrosanto. Primo passo: la Giunta ha pagato un professionista con 22.500 euro per fare un’indagine su traffico e soste (e i vigili urbani?) nel centro storico, sia chiaro, non un metro più fuori, semmai in periferia. Poco. Secondo passo: la medesima Giunta ha pagato un professionista con 23.500 euro per offrire “assistenza” al piano traffico. Speriamo che a Cento non siano tutti ancora incolonnati”.

I gabinetti di Catanzaro:

“A Catanzaro e ovunque, il sindaco ha un gabinetto. Il primo cittadino in questione, però, al gabinetto esistente ha affiancanto un consulente per dare “un supporto operativo”. Non è uno scherzo essere operativi a Catanzaro. Quanto? 36.000 euro”.

L’effetto “Liga”:

“A Bussero (Milano) hanno staccato un piccolo assegno di 1.000 euro per fare promozione cultura: titolo, “Effetto Ligabue”. Per un attimo, speranzosi, si può credere che sia un omaggio al pittore Antonio Ligabue. Errore: leggiamo bene, “Liga” sta per Luciano Ligabue, il cantante”.

I cori comunali:

“A Trieste va meglio, il coro è famoso, apprezzato e un cantore supplente (nemmeno titolare) si becca 11.600 euro per le sue prestazioni nella cappella civica”.

L’assistenza tecnica non meglio specificata:

“La Regione Basilicata non ha emulato la determinazione dei campani: per una vaga assistenza tecnica ha estratto 144.000 euro dal bilancio. Non è facile per i dirigenti pubblici muovere un foglio e non temere una cattiva reazione. La prevenzione è un’abitudine”.

E infine gli indispensabili aiutanti, quasi una “carica degli aiutanti”, scrive Tecce che dal carattere vago di consulenze fin troppo ben remunerate, ha sentito l’esigenza di “ringraziare”:

“Grazie all’assistente bagnino abruzzese (1.800 euro); all’assistente oculista in provincia di Teramo (1.600); all’assistente- supporto di Cicciano per i tributi (5.000); all’assistente gestione trattazione dei sussidi di Somma Vesuviana (15.000); all’assistente del tecnico per l’inserimento dei laureati nella banca dati all’Università di Chieti (3.500)”.