Coop rosse sotto schiaffo: Expo, Ischia, Mose

di Redazione Blitz
Pubblicato il 31 Marzo 2015 12:19 | Ultimo aggiornamento: 31 Marzo 2015 12:19
Coop rosse sotto schiaffo: Expo, Ischia, Mose

Coop rosse sotto schiaffo: Expo, Ischia, Mose

ROMA – Coop rosse sotto schiaffo: Expo, Ischia, Mose. Affari illeciti, mazzette, fondi neri, possibile che in ogni recente inchiesta sulla corruzione venga fuori qualcuno delle cosiddette cooperative rosse? Fermandoci al 2014, scorriamo gli ultimi casi.

Milano, Expo 2015: Marco Levorato della emiliana Manutencoop risulta indagato per turbativa d’asta e utilizzazione di segreti d’ufficio. Venezia, Mose: Franco Morbido, presidente del consorzio Coveco viene arrestato per finanziamento illecito ai partiti. Roma, Mafia Capitale: al centro dell’inchiesta sull’accoglienza dei migranti c’è la Cooperativa 29 giugno di Salvatore Buzzi.

Poi c’è il cosiddetto “sistema Incalza”, dal nome del potente funzionario dei Lavori Pubblici arrestato: il colosso Cmc di Ravenna, secondo il gip di Firenze, avrebbe girato a Incalza “dal 1999 al 2008, compensi per 501 mila euro”, per assicurarsi appalti dell’alta velocità tra Firenze e Bologna. Quindi il responsabile delle relazioni istituzionali Francesco Simone di Cpl Concordia arrestato nell’inchiesta della procura di Napoli che ha coinvolto il sindaco di Ischia.

Che cosa succede al mondo dell’impresa storicamente radicata a sinistra? “Il nostro non è più è sconforto, è sconcerto”, ammette il presidente di Legacoop Mauro Lusetti. Michele Smargiassi su Repubblica prova a fornire qualche spiegazione ascoltando dirigenti ed esperti.

«Se questo è il paese più corrotto d’Europa, l’onda non risparmia nessuno», scuote il capo Lusetti. Salito meno di un anno fa al vertice della confindustria rossa con il proposito di «fare pulizia ». Ora gli sembra un lavoro di Sisifo, ma non vuole mollare. Proprio in questi giorni stiamo girando a tutte le cooperative il protocollo sulla legalità definito col Ministero, e chi non lo firma è fuori». Un firma non costa niente, presidente. «Sì, ma milioni di cooperatori, migliaia di cooperative lavorano onestamente. Non copriremo nessuno, neanche dirigenti storici. Chi ha sbagliato paga.

La parola d’ordine sembra essere “le responsabilità sono individuali”. Quelle penali di sicuro, ma quelle morali? Davvero sbagliano solo gli individui, nel sistema dell’impresa condivisa? Quando un imprenditore privato trucca un appalto, si arricchisce personalmente. Quando lo fa un manager cooperativo, perché lo fa? Lanfranco Turci era presidente di Legacoop negli anni incandescenti di Tangentopoli, e conosce la risposta: «Ci possono anche essere arricchimenti personali. Spesso è per ragioni di prestigio, o per dare lavoro alla cooperativa. Ovviamente è illegale. Ma vent’anni fa me lo sentivo ripetere spesso, “ho rischiato per il bene dei soci”, era una spiegazione, anche se non giustificava nulla». (Michele Smargiassi, La Repubblica)