Coppie di fatto. Torino approva l’attestato di convivenza è la prima città italiana

Pubblicato il 12 luglio 2010 19:41 | Ultimo aggiornamento: 12 luglio 2010 20:22

Roberto Cora

Torino si conferma la prima grande città italiana aperta concretamente alle unioni civili.  Oltre ad aver rinosciuto le coppie di fatto (esistono anagrafi che le registrano in altre città tra cui Ancona, Pisa, Firenze), il copoluogo piemontese ha presentato ufficialmente lunedì 12 luglio in Comune le modalità per la richiesta e il rilascio “dell’Attestato di convivenza basata su vincoli affettivi”. Uno ulteriore stimolo affinché il governo legiferi in materia di pacs.

L’ Attestato che saraà rilasciato dal Comune di Torino non ha infatti alcun valore giuridico e sarà quindi valido solo per il riconoscimento di diritti e benefici previsti dall’amministrazione comunale in materia di casa, sanità e servizi sociali, sport e tempo libero, scuola, servizi educativi. Potranno chiedere il rilascio dell’ Attestato con tanto di protocollo bollato – si legge nel provvedimento varato lo scorso 28 giugno dal Consiglio comunale (quel giorno tutta la destra era assente in quanto impegnata in una fiaccolata contro il ricorsi al Tar sul voto regionale che ha portato Roberto Cota a vincere su Mercedes Bresso) – tutti i cittadini che già costituiscono una ”famiglia anagrafica”. Ovvero coloro che all’inizio della convivenza hanno fatto all’Anagrafe una dichiarazione in tal senso.

Gli interessati che non costituiscono una famiglia anagrafica dovranno prima diventarlo per poi inoltre richiesta dell’Attestato. Tutto questo iter, comunque,non servirà a ottenere le tutele di cui gode la coppia sposata. Questo perché in Italia non c’é una legge. L’assessore ai Servizi civici di Torino, Giovanni Maria Ferraris, ben spiega l’ambiguità della vicenda partita un anno e mezzo fa da una proposta per il riconoscimento delle unioni civili presentata dai radicali, dal Gay Pride e altri soggetti, con la raccolta di 2.500 firme.

”Il problema oggi è a monte – dice Ferraris – e riguarda quale modello futuro di famiglia la nostra società si vuole dare. La famiglia classica si sta sfaldando anche se molti dei vertici del paese, magari divorziati due o piu’ volte, cercano di andare a braccetto con Cei e vescovi che a loro volta stigmatizzano le unioni civili. Si cercano nuove formule per tutelare i diritti, ma dei doveri chi ne parla?”.

Ferraris, anche se critico nei confronti della delibera, l’ha sostenuta per senso di democrazia sottolineando anche come l’Anagrafe di Torino, riconosciuta dal ministro Brunetta come una delle piu’ efficienti d’Italia, si sia subito predisposta alla nuova prassi.