Coprifuoco oggi meglio che lockdown domani. Ricordate quelli che…era finita?

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 16 Ottobre 2020 12:29 | Ultimo aggiornamento: 16 Ottobre 2020 14:50
Italia. Coprifuoco oggi meglio che lockdown domani. Ricordate quelli che...era finita?

Coprifuoco oggi meglio che lockdown domani. Ricordate quelli che…era finita? (Foto d’archivio Ansa)

Coprifuoco oggi meglio che lockdown domani: è l’opinione prevalente tra medici, epidemiologici, gente d’ospedale e di statistiche.

Meglio un coprifuoco oggi che un lockdown domani. Ma non è solo un’opinione, è un fatto. E poi c’è poco da “opinare”: al coprifuoco sono in Francia, Spagna, Gran Bretagna, Repubblica Ceca che tutte non stanno su Marte ma alle porte di casa nostra.

COPRIFUOCO VUOL DIRE STARE A CASA LA SERA. NON E’ LOCKDOWN

Coprifuoco alle 22 è l’ipotesi che oggi affacciano i giornali che raccontano di indiscrezioni. Che sia alla 22 o alle 23 o alle 24, il coprifuoco che arriva andrebbe accompagnato da una operazione coraggio e verità. Coraggio e verità nel dire esplicitamente da parte del governo nazionale, dei governi della Regioni, da parte delle forze politiche e sociali di governo e di opposizione che è cosa buona e giusta rinunciare al non essenziale per salvare l’essenziale.

L’aperitivo, la cena fuori, la birretta di gruppo, lo stare insieme in strada o in pubblici locali non sono cose demoniache, non sono peccati. Ma, qui e ora, non sono l’essenziale, Tanto meno sono diritti inalienabili. Tanto meno libertà incomprimibili. Qui e ora va detto e fatto quel che colpevolmente non si è avuto il coraggio di dire e fare con verità questa estate: assumersi la responsabilità di comunicare che quest’anno non si balla, non si fa gruppo, ci si diverte meno, molto meno. Avere il coraggio di dire che non c’è luogo a questo tempo per il divertimento e lo svago.

Avere il coraggio della verità: settimane restando a casa la sera al tempo della pandemia non è sacrificio, è consapevole, intelligente, doverosa scelta. Nell’interesse non del governo ma nel proprio interesse la sera a casa. Non ce lo ordinerà il governo o il prefetto o il vigile o il carabiniere ma il dottore. Non dovrebbe nella nostra testa essere il ministro o il Decreto a toglierci qualcosa ma dovremmo essere noi a toglierci dalla situazione pericolosa. E’ la pandemia che co toglie e noi dovremmo essere consapevoli e capaci di toglierci dalla pandemia.

BAR, RISTORANTI, PUB, PALESTRE, SPORT…CHIUSI E RISARCITI

Bar, ristoranti, pub palestre, centri sportivi, forse anche parrucchieri di fatto semi chiusi o chiusi del tutto per le prossime settimane. E risarciti con pubblico denaro per il danno che subiranno. Va fatto e vale la pena per salvare l’essenziale, ciò che davvero è diritto e, se consentito dirlo, anche dovere: il lavoro, gli ospedali, la salute pubblica e la scuola. Tutto il resto viene dopo, vale meno. Anche in termini economici. Governo e società civile devono avere il coraggio della scelta, il coraggio della verità su ciò che è essenziale e ha diritti che il non essenziale non ha.

SEI MESI (ALMENO) AVVELENATI

La pandemia, il contagio, la malattia, Covid 19 ci hanno già assicurato almeno sei mesi avvelenati, i prossimi sei mesi. Non è una previsione, è una conseguenza materiale dell’oggi, di ciò che già oggi c’è. Velocità e dimensioni del contagio sono già oggi tali che un contenimento e frenata potrebbero cominciare forse tra un paio di mesi per riportarci a quote accettabili e governabili non prima di marzo.

RICORDATE QUELLI CHE…ERA FINITA?

Altri, almeno, sei mesi avvelenati. Vissuti con il veleno delle limitazioni, rinunce, scelte, disagi, contagi, ammalati, ricoverati, morti. Col veleno dell’ansia, del timore. Col veleno di una vita sociale amputata, col veleno che corrode economie pubbliche e private. 

Dove sono ora quelli che quest’estate dicevano con supponenza che era finita l’epidemia? Non solo e non tanto un po’ (anche troppi) di personaggi più o meno famosi che trovavano intollerabile la loro vita potesse essere turbata da plebee incombenze quali una pandemia. Non solo personaggi più o meno famosi che rinverdivano popolarità ricorrendo al “diciamolo strano”. E neanche tanto e solo medici (non tanti) da talk show contro corrente che constatavano la morte in corsia di coronavirus.

Questi erano quelli dello show della “Pandemia finita”. Poi c’era, c’è stato il vasto pubblico. Milioni. Quanti ciascuno di noi ha ascoltato tra i suoi amici, conoscenti e parenti mentre dicevano: è finita? Quanti? Una enormità. Forse qualcuno di noi ha ascoltato anche se stesso dirselo. E tantissimi se lo dicevano e ce lo dicevano e ce lo dicevamo mentre mai, mai, mai è apparso il numero zero nella casella contagi giornalieri.

Eppure quel numero zero ce lo siamo inventati in parecchi, abbiamo in tanti vissuto come se quel numero zero fosse apparso mentre mai, mai, mai è apparso. Ricordate quelli che…era finita? Ricordateli, non per punirli di chissà cosa o per rinfacciare loro l’errore, anzi più che errore, l’inganno. Ricordateli, ricordiamoci di loro, ricordiamoci di noi stessi per non starli, non starci più a sentire quando inventiamo una realtà che non c’è perché quella che c’è è trfoppo tosta e scomoda per affrontarla.