Corigliano Calabro, “ospedale dell’orrore”: altre 10 donne pronte all’aborto, giro da 2 mln

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 gennaio 2015 8:50 | Ultimo aggiornamento: 25 gennaio 2015 8:51
Corigliano Calabro, "ospedale dell'orrore": altre 10 donne pronte all'aborto, giro da 2 mln

Foto d’archivio

ROMA – “L’ospedale dell’orrore” viene chiamato dagli abitanti di Corigliano Calabro (Cosenza). Qui un neonato prematuro è stato ucciso per incassare 80 mila dell’assicurazione, dopo la simulazione di un incidente stradale. La madre, i complici e il medico che ha procurato l’aborto del bimbo di 7 mesi, sono stati arrestati. Prima la gravidanza, poi il falso incidente stradale e l’aborto, e il sospeto che ci siano almeno altri 10 casi simili, con tanto di “tariffario”: se fosse avvenuto nei primi mesi di gestazione avrebbe fatto guadagnare 30 mila euro, al settimo mese 80 mila.

Ma secondo gli inquirenti non si tratterebbe di un caso isolato. E il legame con la ‘Ndrangheta è al vaglio degli investigatori per l’intera gestione delle truffe ai danni delle assicurazioni e dell’Inps. Oltre all’infanticidio sono state commesse frodi per 2 milioni di euro (140 indagati).

La questura di Cosenza, guidata da Luigi Liguori, e la Guardia di finanza, coordinati dal procuratore di Castrovillari Franco Giacomantonio, hanno indagato su altri 10 casi di potenziali infanticidi, sempre per incassare il premio assicurativo, che non si sono verificati perché già erano in corso gli interrogatori dell’inchiesta.

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L’inviata de La Stampa Grazia Longo spiega:

Non sono trascorsi neppure due anni dall’omicidio di Fabiana Luzzi, la quindicenne accoltellata e bruciata dal fidanzato, e già un nuovo dramma scuote quest’angolo del Cosentino. I protagonisti diabolici dell’infanticidio sono tutti lontani dalla sala d’attesa del Pronto soccorso, ma è come se fossero ancora qui. Rabbia, sgomento, incredulità, si leggono sui volti e nelle parole di chi aspetta il suo turno per essere visitato. C’è lo sdegno di chi fatica ad avere un figlio, come Fabiola che è qui per «delle perdite sospette: non sono ancora al terzo mese di gravidanza e pensare di perdere il bimbo che ho in grembo mi fa morire. Ma il pensiero di quella donna che ha ucciso suo figlio per mettersi i soldi in tasca mi fa morire ancora di più».

C’è l’indignazione di chi lavora qui, come Filippo Fortunato, infermiere, segretario provinciale del sindacato Nursind, che non vuole veder associato l’ospedale «alla follia di quella madre e del medico. Noi siamo gente seria che lavora per fare del bene a chi soffre e ora si parla di noi solo per questa brutta storia».