Coronairus, altre sei vittime tra i medici. Da inizio epidemia sono 137

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 Aprile 2020 12:23 | Ultimo aggiornamento: 20 Aprile 2020 12:23
Coronairus, altre sei vittime tra i medici. Da inizio epidemia sono 137

Coronairus, altre sei vittime tra i medici. Da inizio epidemia sono 137 (foto ANSA)

ROMA – Altri sei medici hanno perso la vita a causa dell’epidemia di coronavirus. Ad oggi, 20 aprile, sono 137. Lo si apprende dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo), che aggiorna costantemente il conto delle vittime, includendo medici in attività, in pensione e medici in pensione richiamati in servizio o comunque attivi.

Si tratta di Antonio Lerose (otorino), Carmela Laino (pediatra), Nicola Cocucci (odontoiatra e medico legale ), Alessandro Preda (medico di famiglia), Italo D’Avossa (virologo e immunologo) e Renato Pavero (medico 118). 

Coronavirus, lettera dei medici a Speranza

Rafforzare i servizi territoriali e potenziare il trattamento precoce dei pazienti affetti da Covid-19, “anche con terapie off label, alcune delle quali peraltro già autorizzate dall’Aifa”.

Sono i contenuti di una lettera aperta di un gruppo di 100 mila medici su Facebook pienamente condivisa da parte della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici (Fnomceo).

Oltre alla richiesta di tamponi e dispositivi di protezione per il personale sanitario, nella lettera si chiede inoltre “di poter mettere a frutto le esperienze cliniche, senza ostacoli burocratici nel prescrivere farmaci, tamponi, Rx e/o Tc, ecografia polmonare anche a domicilio, emogasanalisi, tutte cose che vanno a supportare la clinica, ma che non la sostituiscono”.

“Condivido totalmente il contenuto della lettera aperta inviata dai colleghi e li ringrazio per le loro sollecitazioni”, scrive in una nota il presidente della Fnomceo Filippo Anelli, commentando la lettera indirizzata alla stessa Federazione, al ministro della Salute Roberto Speranza, ai presidenti delle Regione e delle Federazioni regionali degli Ordini dei Medici. E anche dal ministro della Salute arriva l’appoggio alla richiesta dei camici bianchi.

“Molti dei temi avanzati si inseriscono nella strategia in 5 punti che stiamo portando avanti, dalla necessità di garantire dispositivi di protezione individuale al personale sanitario alla realizzazione di Covid-Hospital per consentire alle altre strutture di operare in sicurezza, dalla App per il tracciamento all’indagine di sieroprevalenza”, ha detto il ministro Speranza.

“Ritengo anche cruciale il tema del territorio e le squadre speciali USCA, citate nella lettera, sono uno degli strumenti che abbiamo già messo in campo. Ministero della Salute ed Aifa stanno lavorando a pieno regime – ha detto il ministro – anche per individuare le diagnostiche e le terapie più efficaci e portarle “a domicilio” è sicuramente una delle strade da percorrere”.

I 100.000 medici dicono nella lettera che, dopo due mesi di scambio di informazioni sulla Covid-19, sono giunti alla conclusione che “i pazienti vanno trattati il più presto possibile sul territorio, prima che si instauri la malattia vera e propria, ossia la polmonite interstiziale bilaterale, che quasi sempre porta il paziente in rianimazione”. “Molti dei temi sollevati dall’intervento dei colleghi sono stati da noi affrontati”, osserva Anelli.

“In primo luogo – rileva – il tema della sicurezza e la richiesta di assicurare ad ogni sanitario i dispositivi di protezione individuale, l’esecuzione dei tamponi a tutti gli operatori sanitari, la richiesta e il sostegno all’Aifa per la decisione di utilizzare a domicilio l’idrossiclorochina e degli antivirali “.

Per il presidente della Fnomceo “è necessario ricomporre la frattura tra chi amministra e i professionisti della salute, figlia della mancata adozione di misure di sicurezza sul posto di lavoro. Lo snodo principale è assicurare cure ai malati di Covid-19 sul territorio e a domicilio per ridurre per quanto possibile i ricoveri”.

E’ inoltre necessario,conclude Anelli, “riorganizzare gli ospedali perché riprendano le cure rivolte ai malati non Covid-19, assicurando a tutti sicurezza e protezione. Abbiamo bisogno di ospedali sicuri. La sicurezza per gli operatori è un diritto costituzionale e non una concessione”. (fonte ANSA)