Coronavirus, nuovo caso sospetto all’Arcelor Mittal (ex Ilva) di Taranto

di redazione Blitz
Pubblicato il 13 Aprile 2020 8:35 | Ultimo aggiornamento: 13 Aprile 2020 8:48
Coronavirus, nuovo caso sospetto all'Arcelor Mittal (ex Ilva) di Taranto

Coronavirus, nuovo caso sospetto all’Arcelor Mittal (ex Ilva) di Taranto (foto Ansa)

TARANTO  –  Preoccupazione tra i lavoratori dell’impianto siderurgico ArcelorMittal, ex Ilva, di Taranto a causa di un nuovo, per ora sospetto, caso di coronavirus e della possibile catena di contagi che potrebbe aver determinato.

Un dipendente diretto dell’azienda, addetto ai convertitori dell’acciaieria 2, è da domenica all’ospedale Moscati di Taranto (presidio Covid 19 su scala provinciale) dove ha effettuato il tampone.

Il lavoratore, apprende AGI da Vincenzo Laneve, coordinatore di fabbrica Fim Cisl, è andato in stabilimento nel primo pomeriggio di sabato per il secondo turno. Tornato a casa a Massafra, un Comune della provincia, ha accusato malore e febbre. Di qui il trasporto al Moscati. Il tampone è stato effettuato anche ai colleghi di lavoro in squadra con lui, altre otto persone, e ora si attendono gli esiti. 

Ed è la Fim Cisl a comunicare in fabbrica il caso sospetto. “Ci teniamo a informarvi – si legge nella comunicazione sindacale ai lavoratori dello stabilimento – che c’è un caso sospetto Covid presso i convertitori di acc2. Al lavoratore in questione, è stato fatto il tampone e siamo in attesa del risultato”.

“L’ azienda – afferma la Fim Cisl – in via precauzionale ha messo in campo tutte le contromisure necessarie previste nei casi in cui ci siano sospetti o casi accertati di Covid, intervenendo con la sanificazione di tutti gli ambienti in cui è transitato il lavoratore (spogliatoio, refettorio, bagni e posto di lavoro)”.

Appena qualche giorno fa è tornato a casa, guarito, un altro dipendente ArcelorMittal ricoverato al Moscati a causa del coronavirus. Si tratta di un addetto al reparto Pgt, Produzione gas tecnici, che aveva accusato febbre mentre era sul posto di lavoro. Era stato fatto tornare a casa in taxi e nelle ore successive al rientro portato al Moscati per gli accertamenti.

Qualche giorno dopo, nello stesso reparto Pgt, è emerso un secondo caso. Si è però trattato di un lavoratore asintomatico che sta effettuando a casa la quarantena. Effettuati, nel frattempo, i tamponi anche ai colleghi che erano in postazione con i due risultati positivi.

Il segretario Uilm Taranto, Antonio Talò, sollecita “un termoscanner ad ingresso; mascherine (ancora oggi scarse); tampone ed esame sierologico a campione sino a quando non sarà possibile farlo per tutti. Bisogna usare il massimo in materia di sicurezza sanitaria presente oggi – afferma Talò -. È assurdo aspettare il caso è limitarsi alla doverosa cura, ricostruire la catena di contatti e lasciarli in quarantena, senza intervenire con il tampone per assicurarsi del non contagio”. Circa il reparto Pgt dei primi due casi, Francesco Brigati, segretario Fiom Cgil Taranto, ha invece lamentato l’esclusione dei controlli di una serie di lavoratori e tecnici passati da quel reparto prima e dopo il caso del 27 marzo. (Fonte: Agi)