Coronavirus Bergamo, la Procura indaga per omicidio colposo sugli esposti dei parenti

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 Giugno 2020 16:28 | Ultimo aggiornamento: 15 Giugno 2020 16:28
Bergamo, Ansa

Coronavirus Bergamo, la Procura indaga per omicidio colposo sugli esposti dei parenti (foto Ansa)

ROMA – La Procura di Bergamo indaga per omicidio colposo dopo la consegna delle denunce dai familiari delle persone morte per coronavirus.

Denunce che fanno parte del Comitato “Noi denunceremo”.

A scriverlo è l’agenzia Agi.

“Articolo 589 del codice penale” è, scrive l’agenzia, la dicitura apposta dalla polizia giudiziaria.

Dicitura che si trova nel verbale di ratifica della denuncia presentata dal Consuelo Locati, avvocato e leader, assieme a Luca Fusco, del Comitato nato spontaneamente su Facebook nei giorni più cruenti della pandemia.

Coronavirus Bergamo, l’esposto

La legale, assieme alla sorella, chiede che venga fatta chiarezza.

Che venga fatta chiarezza sulla morte del papà Vincenzo.

Morte avvenuta il 27 marzo alla clinica Humanitas Gavazzeni di Bergamo.

Dopo essere stato dimesso, il 18 marzo arriva la certezza, attraverso una radiografia al torace, che si tratta di polmonite interstiziale.

“Non era possibile ricoverarlo” scrivono le sorelle Consuelo e Cassandra Locati nell’esposto.

“A fronte del fatto che la saturazione non era considerata nei valori critici e, dato il collasso degli ospedali, non sarebbero intervenuti per il ricovero di papà”.

Le figlie riescono comunque a recuperare delle bombole di ossigeno.

E non solo. Le figlie riescono anche a farsi prescrivere una terapia da un medico amico.

Il signor Vincenzo veniva poi portato all’Humanitas.

“La cartella clinica – si legge nel documento che ha dato il via all’indagine – appalesa che la notte del ricovero e sino al giorno dopo era stato somministrato ossigeno con la Cpap (una sorta di casco, ndr) e papà era nettamente migliorato”.

“Ma – si legge ancora – il giorno dopo inspiegabilmente (oppure no) gli veniva lasciata solo la mascherina”.

Il medico rianimatore decideva poi “in autonomia di non rianimare papà”.

“Ma – continua – di accompagnarlo verso la morte somministrando la morfina”.

L’esposto si conclude, come gli altri depositati, con le accuse la governo e alla Regione Lombardia.

Accuse di non avere chiuso l’ospedale di Alzano Lombardo, non avere istituito la zona rossa in Valle Seriana, non essersi attrezzati per prevenire la diffusione del contagio nonostante l’esperienza cinese e il ‘piano contro la pandemia’ che pure c’era “dal 2006”.