Coronavirus, sindacato carabinieri chiede più mascherine e tamponi per i militari

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 Marzo 2020 13:47 | Ultimo aggiornamento: 23 Marzo 2020 13:47
Coronavirus, sindacato carabinieri chiede più mascherine e tamponi per i militari

Coronavirus, sindacato carabinieri chiede più mascherine e tamponi per i militari (Foto Ansa)

MILANO – Unarma, il sindacato dei carabinieri, chiede più mascherine e tamponi per i militari che stanno lavorando nell’ambito dell’emergenza coronavirus: “Non vogliamo corsie preferenziali ma chiediamo di essere compresi nelle categorie a rischio”, dice all’AGI il segretario regionale lombardo, Leonardo Lindriscina, che ha firmato anche una lettera al presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana.

Nel testo si legge: “In questo grave momento è sotto gli occhi di tutti lo sforzo del servizio sanitario ma anche quello delle forze dell’ordine che si stanno adoperando in modo encomiabile per verificare il rispetto delle disposizioni e garantire, come sempre, l’ordine e la sicurezza di tutti i cittadini. Le donne e gli uomini in divisa nella prima difficile fase emergenziale ed ancora oggi, purtroppo, hanno potuto contare su una disponibilità minima di dispositivi di protezione individuale utilizzabili solo in caso di concrete situazioni di rischio o di possibile contagio evidente. L’esperienza sta insegnando che anche le persone asintomatiche sono contagiose e nel periodo di incubazione del virus la possibilità di diffusione resta altissima”.

Gli operatori di polizia e del soccorso – prosegue la lettera – proprio per la particolare funzione che sono chiamati ad assicurare al nostro Paese hanno registrato numerosissimi contatti con i cittadini oltre che, ovviamente, con i colleghi stessi”. Il sindacato dei militari avverte poi sulla consapevolezza “che è di vitale importanza preservare, adesso più che mai, l’apparato della pubblica sicurezza onde evitare di dover mettere in quarantena intere articolazioni”.

Sul territorio lombardo, infatti “si sono già verificati decessi nelle forze dell’ordine e nel soccorso pubblico”, anche perché “il lavoro in squadre/pattuglie rende probabile la potenziale espansione del contagio e l’eventuale trasmissione ai colleghi, ai cittadini e a tutti coloro che vengono a contatto con gli operatori”. I carabinieri si sentono infine vicini non solo agli operatori sanitari ma anche a tutti coloro che lavorano dietro “ad un computer al servizio di tutti e per tutti, non da meno e non per ultimi ai giornalisti sparsi per la Regione Lombardia che con coraggio e deontologia professionale si adoperano per fornire una giusta, corretta e libera informazione”. (Fonte Agi).