Coronavirus Italia: 5 casi in più di terapia intensiva. Non succedeva dal 3 aprile: solo un caso?

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 Giugno 2020 9:46 | Ultimo aggiornamento: 19 Giugno 2020 9:47
Coronavirus Italia: 5 casi in più di terapia intensiva. Non succedeva dal 3 aprile: solo un caso?

Coronavirus, 5 casi in più di terapia intensiva, non succedeva dal 3 aprile (Ansa)

ROMA – Era dal 3 aprile scorso che non si assisteva a un incremento del numero di pazienti (ieri 5 più del giorno prima) affetti da coronavirus ricoverati in terapia intensiva.

Dobbiamo interpretare questo aumento come un campanello d’allarme, il presupposto statistico di un recupero del virus?

Siamo stati bravi noi a contenerlo o è il virus che perde carica virale, vuoi per il caldo vuoi per altri motivi? 

Stiamo perdendo l’occasione della stagione estiva per debellarlo, e in questo caso, cosa dobbiamo aspettarci per l’autunno?

Coronavirus, il bollettino della Protezione Civile

Prima i dati di ieri forniti dalla Protezione civile.

Dopo settimane di calo,  sono 168 i pazienti ricoverati nei reparti di rianimazione, 5 più di ieri. In Lombardia sono 60, uno più di ieri.

I malati ricoverati con sintomi scendono invece sotto i tremila e sono ora 2.867, con un calo di 246 rispetto a ieri, mentre quelli in isolamento domiciliare scendono a 20.066, con un calo di rispetto a 583 rispetto a ieri.

Crisanti: “Non funziona. Dove sono i tracciamenti?”

Per Andrea Crisanti, il virologo che in Veneto è stato il primo a isolare i primi focolai circoscrivendo il contagio, i dati devono farci riflettere, più che le rianimazioni la linea costante dei nuovi casi, specie in Lombardia.

“Qualcosa non sta funzionando, basta guardare i numeri della Lombardia: non si sta facendo il tracciamento dei casi, non li si sta cercando e isolando, perché altrimenti il calo sarebbe proseguito.

Pare evidente che questo virus è sensibile al fattore climatico, ma questo fa aumentare i timori per l’autunno-inverno”.

Lopalco: “Contagi riferiti a settimane fa”

Di diverso avviso l’epidemiologo Lopalco che invita a leggere i numeri nella prospettiva della durata nei sondaggi statistici.

Gli aumenti di questi giorni credo non siano significativi, è probabile che siano contagi riferiti a settimane fa.

Quindi bisogna andare nel dettaglio per capire chi sono queste nuove persone che vengono segnalate”.

Così ad Agorà l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco che sull’andamento della curva di contagi da coronavirus e sui rischi di una seconda ondata ha aggiunto che un’ondata durante l’estate è molto molto improbabile.

“Adesso osserviamo che oggettivamente le aperture di maggio e di fine giugno non hanno avuto un impatto sulla diffusione del virus.

Ormai siamo sicuramente in una fase di prima ondata pandemica passata, il che non vuol dire che il virus non esiste”, ha concluso. (fonti Messaggero, Agi)