Coronavirus, cinesi in Italia temono la seconda ondata più della prima

di Alessandro Avico
Pubblicato il 15 Ottobre 2020 14:53 | Ultimo aggiornamento: 15 Ottobre 2020 14:53
Coronavirus, cinesi in Italia temono la seconda ondata più della prima

Coronavirus, cinesi in Italia temono la seconda ondata più della prima (Foto Ansa)

I cinesi in Italia temono la seconda ondata di coronavirus più della prima. L’Agi ha parlato con i portavoce delle comunità di Roma, Prato e Milano.

La prima ondata di coronavirus i cinesi presenti in Italia l’hanno vissuta quasi senza problemi. Hanno fatto quarantena spontanea e volontaria prima che il Governo emanasse i primi decreti. Ma ora con la seconda ondata di fatto arrivata temono di più di essere contagiati.

Lo scorso inverno nessun connazionale era stato trovato positivo, oggi i contagiati sono oltre 50. L’Agi ha parlato con i maggiori rappresentanti delle comunità cinesi in Italia.

La comunità cinese di Milano

La comunità cinese di Milano “è preoccupata e, di fatto, sta già seguendo da molto tempo prima che venissero introdotte, le regole imposte dall’ultimo Dpcm”. Lo dice all’Agi Francesco Wu, rappresentante degli imprenditori stranieri nella Confcommercio milanese. 

Si evita di incontrarsi – spiega Wu – poche le visite in casa, zero le feste, i compleanni. Si pensa al lavoro in modo sobrio. Tanti negozianti utilizzano le mascherina Fp2 invece di quelle chirurgiche. Questo aumenta la percezione di sicurezza”. E anche questa volta sono state prese delle cautele già prima degli ultimi decreti.

La comunità cinese di Prato

“Nella comunità cinese di Prato oggi c’è grande preoccupazione. Ovviamente varia da persona a persona, ma tre settimane fa sono comparsi i primi casi di contagio e la paura è cresciuta. Nella prima ondata, complice un lockdown scrupoloso e l’applicazione di ogni precauzione, non c’erano stati contagi; ma oggi i primi casi sono vissuti con grande ansia”. Lo dice Marco Wong, consigliere comunale pratese eletto lo scorso anno nella lista del sindaco Matteo Biffoni, parlando con AGI della nuova ondata di pandemia.

“Ci sono cittadini cinesi – afferma Wong – che preoccupati per l’evoluzione della pandemia sono tornati in Cina o stanno considerando di rientrare. Lì oggi la situazione è normale; ricompaiono dei focolai di tanto in tanto ma i numeri sono molto bassi. Così anche dall’Italia c’è chi vuole tornare in Cina, pur affrontando difficoltà, perché per chi arriva dall’estero oggi sono necessari il tampone e la quarantena”.

La comunità cinese di Roma

“A marzo eravamo più impreparati perché il virus ci ha colti di sorpresa, ma questa volta abbiamo dei connazionali tra i contagiati”, spiega all’Agi Lucia King, portavoce della comunità cinese a Roma e presidente del comitato per l’emergenza coronavirus della capitale. Il numero esatto non c’è ma, afferma King, “finora sono oltre 50 i cinesi positivi. Arrivano segnalazioni da tutte le comunità cinesi in Italia. La seconda ondata fa più paura della prima perché il virus si sta espandendo”.

Anche “qui all’Esquilino ci sono stati i primi contagi e il risultato è stato che diversi negozi aperti da poco hanno chiuso l’attività. In totale dall’inizio dell’epidemia più di un terzo dei ristoranti cinesi di Roma ha abbassato per sempre le saracinesche”.

“Siamo rigidissimi. Lo siamo sempre stati, sin dallo scorso gennaio”, prosegue King. “Il cinese adora l’assembramento: banchetti, cene, ogni forma di aggregazione. Ma da febbraio abbiamo sospeso tutti gli eventi. Alcuni hanno chiuso anche le attività in attesa di tempi migliori. Noi cinesi siamo molto cauti. Evitiamo di prendere voli e di tornare in Cina”. (Fonte Agi).