Coronavirus, esce dal coma ma pensa che tutti i familiari siano morti: incubi e allucinazioni

di redazione Blitz
Pubblicato il 5 Maggio 2020 11:46 | Ultimo aggiornamento: 5 Maggio 2020 11:46
Coronavirus, esce dal coma ma pensa che tutti i familiari siano morti: incubi e allucinazioni

Coronavirus, esce dal coma ma pensa che tutti i familiari siano morti: incubi e allucinazioni (Foto archivio Ansa)

AOSTA  –  Finito in coma farmacologico per il coronavirus, al risveglio Claudio Massai, aostano di 68 anni, pensava di aver perso tutti i familiari, e ha vissuto un incubo nell’incubo, per fortuna questa volta non vero. 

Massai, commerciante in pensione di Gignod (Aosta) guarito dal Covid-19, ricorda il suo risveglio nel reparto di rianimazione dell’ospedale Parini di Aosta.

“La prima videochiamata mi ha ricollegato alla realtà e alla mia famiglia: mi ha ridato la voglia di lottare anche per loro”, racconta.

“Credevo che fossero morti e che fossi rimasto solo io in vita. Avrei voluto morire, per me la vita era finita. Avrei voluto staccarmi dal sondino e dai tubi che mi collegavano ancora all’ossigeno. Stringevo forte le mani degli infermieri tanto da far loro male. Un atteggiamento di cui mi pento, ma che non dipendeva dalla mia volontà. Se sono qui è grazie a loro e ai medici”.

Anche a causa di alcune complicazioni arrivate dopo il doppio tampone negativo, l’ex titolare di un negozio di autoricambi nel centro di Aosta è stato ricoverato in ospedale per ben 44 giorni, dal 16 marzo al 29 aprile scorsi.

Tutto è iniziato il 13 marzo: “Era pomeriggio e passeggiavo con mia moglie. Lo facevamo spesso ma quella volta è stato diverso, dopo pochi passi mi sono accorto che mi mancava il fiato. Giunto a casa, oltre ad avere la tosse secca, mi è salita la febbre. Nei giorni successivi ho avvertito una perdita parziale del gusto e le condizioni generali sono peggiorate. Qui inizia a comparire il famoso ‘saturimetro’ e purtroppo segnala che la saturazione decresce giorno dopo giorno”.

Seguono la chiamata al 112, il tampone positivo al coronavirus e il ricovero nel reparto Covid:  “La situazione in ospedale è precipitata in pochi giorni. Dagli occhialini per ossigeno sono passato alla maschera, poi al casco, per finire in rianimazione intubato in coma farmacologico. Dopo dieci giorni mi hanno tracheotomizzato e lentamente risvegliato”.

Prima di “ricollegarsi alla realtà” ha vissuto momenti difficili: “Mi ricordo solo alcune voci che mi incoraggiavano dicendo ‘Forza Claudio, ce la puoi fare, la tua famiglia ti aspetta a casa!’. E una preghiera recitata da un diacono e da una infermiera, che mi teneva la mano. Da quel momento ha avuto inizio un periodo tremendo di incubi e allucinazioni, in cui vedevo la testa staccata dal corpo, la telecamera appesa alla parete che veniva ad aggredirmi”.

Dopo il ‘risveglio’, spiega Massai, “le piccole conquiste quotidiane mi davano la forza per andare avanti: il poter stare seduti, il primo piede poggiato a terra, il ricominciare a mangiare e il farsi la doccia da soli”.

L’aspetto più pesante? “La lontananza dalle persone care e il vivere senza la loro presenza in un momento così difficile. Non sono mai stato abituato a vivere in solitudine i dolori e le malattie”.

Con la fine del ricovero è iniziata una nuova fase: “Adesso sono a casa e mi sembra un sogno. Ogni giorno lo vivo come un dono. Sono di nuovo alle prese con il saturimetro, ma questa volta con un altro spirito, perché vedo piccoli miglioramenti quotidiani”. (Fonte: Ansa)