Coronavirus, dati “aggiustati” su contagi e guariti? Sospetto Gimbe su Regioni (e Lombardia)

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 Maggio 2020 13:59 | Ultimo aggiornamento: 28 Maggio 2020 18:12
Coronavirus bollettini, dati "aggiustati" su contagi e guariti? Gimbe accusa Regioni (e Lombardia)

Coronavirus, dati “aggiustati” su contagi e guariti? Gimbe accusa Regioni (e Lombardia)

ROMA – Domanda: qualcuno (leggi le Regioni) sta aggiustando i dati sui contagiati da Coronavirus?

Sentite Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gimbe:

“C’è il ragionevole sospetto che sia così, anche perché in Lombardia si sono verificate troppe stranezze sui dati nel corso di questi tre mesi. Soggetti dimessi che venivano comunicati come guariti andando ad alimentare il cosiddetto silos dei guariti. Alternanze e ritardi nella comunicazione dei dati, cosa che poteva essere giustificata nella fase dell’emergenza quando c’erano moltissimi casi ma molto meno ora, eppure i riconteggi sono molto più frequenti in questa fase 2.

E’ come se ci fosse una sorta di necessità di mantenere sotto un certo livello quello che è il numero dei casi diagnosticati”. 

“La Lombardia – continua – probabilmente ha avuto questa enorme diffusione del contagio in una fase precedente al caso 1 di Codogno e le misure di lockdown, come avevamo chiesto noi all’inizio di marzo, dovevano essere più rigorose e restrittive.

Noi avevamo chiesto la chiusura dell’intera Lombardia, un po’ come Wuhan, perché era evidente che quel livello di esplosione del contagio non poteva che essere testimonianza di un virus che serpeggiava in maniera molto diffusa già nel mese di febbraio.

Non è stato fatto, sono state prese tutta una serie di non decisioni, come la non chiusura delle zone di Alzano Lombardo e Nembro, che hanno determinato tutto quello che è successo nella bergamasca, e poi una smania ossessiva di riaprire”.

“La nostra grossa preoccupazione è che in questo momento la situazione lombarda sia quella che uscirà per ultima da questa tragedia, perché se si chiude troppo tardi e si vuole riaprire troppo presto, e si combinano anche dei magheggi sui numeri, allora è ovvio che la volontà politica non è quella di dominare l’epidemia ma è quella di ripartire al più presto con tutte le attività, e questo non lascia tranquilli”.

“E’ evidente che i casi sommersi sono 10-20 volte quelli esistenti – aggiunge Cartabellotta – e se non li vado a identificare, tracciare e isolare questi continuano a girare e contagiare.

E’ un cane che si morde la coda: da una parte non si vogliono fare troppi tamponi per evitare di mettere sul piatto troppi casi, dall’altro non identificando questi casi si alimenta il contagio tanto che, secondo la valutazione che pubblichiamo oggi, negli ultimi 23 giorni, dal 4 al 27 maggio, la Lombardia ha il 6% di tamponi diagnostici positivi, e sottolineo ‘diagnostici’ perché se mettiamo al denominatore tutti i tamponi fatti è chiaro che questa percentuale artificiosamente scende.

La Liguria è al 5,8%, il Piemonte al 3,8%”.

“Le uniche due regioni che stanno facendo un’attività di testing massiccio – spiega ancora Cartabellotta – sono Valle d’Aosta e provincia di Trento che dal 4 maggio stanno facendo circa 4.200 tamponi per 100mila abitanti.

Un numero abbastanza consistente. Subito dopo ci sono Basilicata e Friuli che stanno a 2.200-2.300 mentre le regioni più colpite, Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, stanno intorno ai 1.200-1.500 al giorno”.

“E’ evidente – sottolinea – che questo si riflette anche sul numero dei casi diagnosticati. Poi ci sono alcune regioni del sud come Puglia, Sicilia e Campania, che è vero che hanno pochi casi ma è anche vero che fanno un numero di tamponi per 100mila abitanti che si colloca tra i 250 e gli 800.

Il concetto è: il virus, per trovarlo lo devi cercare; se non lo cerchi non è certo che non ci sia”.

Gimbe, la Lombardia metta tutti i dati in open.

“Da tempo abbiamo denunciato che la Lombardia comunica in un unico dato dimessi e guariti, e se i guariti sono sovrastimati Rt si abbassa”: lo afferma il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta dopo la replica della Regione Lombardia alle sue dichiarazioni a Radio 24 sui ‘dati aggiustati’, invitando la Regione a rendere disponibile tutti i dati in formato open “come fanno altre Regioni”.

“Per i dimessi non si conosce il loro status di guarigione clinica o virologica e, come ‘casi attivi’ devono restare in isolamento domiciliare”, dice Cartabellotta.

“Oltre alla distorsione del quadro epidemiologico nazionale (la Lombardia in alcune fasi dell’epidemia riportava oltre il 50% dei guariti), l’indice Rt utilizzato dal ministero della Salute, è condizionato dai casi chiusi, decessi e guariti. Di conseguenza, se i guariti sono sovrastimati l’Rt si abbassa. A questo va aggiunta – conclude il presidente Gimbe – la mancata disponibilità dei decessi su base provinciale e comunale.

Infine, è impossibile verificare i dati come per altre Regioni visto che non sono disponibili in formato open”.

Lombardia contro Gimbe: “Accuse false e gravi”

“Gravissime, offensive e soprattutto non corrispondenti al vero”. Così la Regione Lombardia commenta le dichiarazioni di Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, che, parlando della situazione in Lombardia, ha sostenuto che siano stati fatti “magheggi sui numeri” nella regione.

“In Lombardia fin dall’inizio della pandemia i dati vengono pubblicati in maniera trasparente e inviati alle Istituzioni e alle autorità sanitarie preposte. Nessuno, a partire dall’Istituto Superiore di Sanità, ha mai messo in dubbio la qualità del nostro lavoro che, anzi, proprio l’Iss ha sempre validato ritenendolo idoneo per rappresentare la situazione della nostra regione”.

Dalla Regione si sottolinea che “è inaccettabile ascoltare simili affermazioni che ci auguriamo vengano rettificate da chi le pronunciate”. (Fonte: Adnkronos, Fondazione Gimbe)