Coronavirus, detenuto morto a Bologna. E’ la prima vittima tra i reclusi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 Aprile 2020 14:42 | Ultimo aggiornamento: 2 Aprile 2020 14:42
Coronavirus, detenuto morto a Bologna. E' la prima vittima tra i reclusi

Coronavirus, detenuto morto a Bologna. E’ la prima vittima tra i reclusi (foto ANSA)

ROMA – E’ morto all’ospedale Sant’Orsola di Bologna un detenuto positivo al coronavirus. E’ la prima vittima tra i reclusi. A quanto si apprende da fonti penitenziarie l’ uomo, un 76enne siciliano, era agli arresti domiciliari presso il nosocomio.

Era ricoverato da giorni nell’Unità operativa Medicina d’Urgenza del Sant’Orsola. Il trasferimento in ospedale era dipeso da altre patologie e solo dopo il ricovero l’ uomo era risultato positivo al Coronavirus. Durante il ricovero infatti era stato sottoposto a tampone naso-faringeo che aveva dato esito positivo. Nei confronti dei compagni di cella sono state adottate le misure previste dai protocolli di sicurezza predisposti dal Dap dal 22 febbraio scorso sulla base delle indicazioni del Ministero della Salute. 

L’uomo era stato arrestato nel dicembre 2018 per associazione di tipo mafioso su ordine del Gip di Termini Imerese (Palermo), ed era sottoposto a una misura cautelare in attesa di primo giudizio. Era arrivato nel carcere bolognese della Dozza ad agosto 2019. E’ stato ricoverato in ospedale il 26 marzo per plurime patologie e aveva anche difficoltà respiratorie.

Entrato in ospedale, dunque, non come paziente Covid-19, è stato comunque sottoposto a tampone, risultando positivo. Nel frattempo, il 28, ha avuto, su decisione del giudice siciliano, gli arresti domiciliari in ospedale. “Era in cella con un altro detenuto, asintomatico, che è in isolamento in carcere, così come le altre persone che avevano avuto contatti con lui”, spiega all’ANSA Antonietta Fiorillo, presidente del tribunale di Sorveglianza di Bologna.

“Il primo detenuto morto per covid-19 conferma tutte le nostre preoccupazioni sulle conseguenze tragiche di un contagio all’interno delle carceri. Per questo non si può più perdere tempo. Bisogna subito intervenire per ampliare le insufficienti misure previste nel decreto Cura Italia. Bisogna mandare agli arresti domiciliari almeno altri 10.000 detenuti tra quelli che hanno un fine pena breve e coloro che soffrono di patologie o hanno età per cui un contagio potrebbe essere fatale”. La richiesta arriva da Patrizio Gonnella, presidente di Antigone.

“Sappiamo che il 67% dei detenuti ha almeno una patologia sanitaria. Di questi l’11,5% era affetto da malattie infettive e parassitarie, l’11,4% da malattie del sistema cardio-circolatorio, il 5,4% da malattie dell’apparato respiratorio. Inoltre che il 62% dei reclusi ha 40 anni o più e che, al 31 dicembre 2019, ben 5.221 persone avevano più di 60 anni”. Non solo: “in questo momento di grande sforzo da parte del governo il carcere rischia di essere un luogo a rischio anche per gli operatori- avverte l’associazione- Oltre 120 poliziotti sono già risultati positivi, senza contare medici, infermieri penitenziari e ovviamente i detenuti. Il governo deve intervenire subito”. (fonte ANSA)