Coronavirus dipendenti pubblici: termoscanner e orari di lavoro più flessibili

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 Luglio 2020 12:24 | Ultimo aggiornamento: 24 Luglio 2020 12:24
Coronavirus dipendenti pubblici: termoscanner e orari di lavoro più flessibili

Coronavirus dipendenti pubblici: termoscanner e orari di lavoro più flessibili (Foto Ansa)

Rilevazione della “temperatura corporea del personale interno e dell’utenza esterna” all’ingresso dei luoghi di lavoro pubblici.

Il tutto “tramite idonea strumentazione che garantisca l’adeguato distanziamento interpersonale”, come i termoscanner per trovare coronavirus nei dipendenti pubblici.

Questo è quello che prevede la bozza di protocollo per la sicurezza dei dipendenti pubblici. Testo su cui il ministeri della P.a e i sindacati hanno raggiunto l’intesa. Si legge che “le amministrazioni, ove utilizzino strumentazione che richieda l’impiego di operatori per la rilevazione della temperatura, possono anche ricorrere, nei limiti delle risorse a legislazione vigente, a convenzioni stipulate con associazioni di volontariato”. Stop agli accessi sopra i 37,5 gradi.

Più flessibilità negli orari di ingresso e uscita.

Orari “più flessibili” nella P.a, sia per i servizi al pubblico che per il lavoro. In particolare, “per le fasce di entrata e uscita”, in modo da “prevenire aggregazioni” e “facilitare il distanziamento interpersonale nei luoghi di lavoro, oltre a contribuire alla riduzione del rischio di affollamenti nei mezzi pubblici nel tragitto casa lavoro dei lavoratori”. 

Le parti convengono anche “sull’opportunità che, qualora siano adottati regimi di articolazione dell’orario di lavoro giornaliera o settimanale diversi da quelli precedenti all’entrata in vigore delle misure di contrasto all’emergenza epidemiologica, le amministrazioni favoriscano la conciliazione dei tempi vita-lavoro dei dipendenti, tenendo conto delle eventuali condizioni peculiari di disagio e di fragilità del personale interessato”.

Coronavirus dipendenti pubblici: tra mascherine e barriere.

Le amministrazioni pubbliche si impegnano a garantire ai loro dipendenti “appropriati dispositivi di protezione individuale”, come le mascherine chirurgiche. Qualora non sia possibile assicurare un adeguato distanziamento e ci si ritrovi a svolgere attività in presenza o in spazi condivisi. Dove possibile si dovrebbe anche essere garantito “l’utilizzo di barriere separatorie”. E per chi ha contatti col pubblico “potrà essere previsto l’impiego di visiere”. (Fonte Ansa).