Coronavirus, don Giuseppe Berardelli muore dopo aver ceduto il suo respiratore ad un paziente più giovane

di redazione Blitz
Pubblicato il 24 Marzo 2020 9:20 | Ultimo aggiornamento: 24 Marzo 2020 10:12
Coronavirus, don Giuseppe Berardelli cede il suo respiratore ad un paziente più giovane e muore

Coronavirus, don Giuseppe Berardelli cede il suo respiratore ad un paziente più giovane e muore (Foto archivio Ansa)

BERGAMO  –  Era malato di coronavirus e anziano, ma ha rinunciato al respiratore che la comunità parrocchiale aveva comprato per lui per lasciarlo ad un paziente più giovane. E’ morto così, nell’ospedale di Lovere, don Giuseppe Berardelli, 72 anni, da 14 arciprete di Casnigo (Bergamo). 

“Don Giuseppe è morto da prete. E mi commuove profondamente il fatto che lui, arciprete di Casnigo, vi abbia rinunciato di sua volontà per destinarlo a qualcuno più giovane di lui”, ha raccontato un operatore sanitario della casa di riposo San Giuseppe al periodico Araberara.

“Era una persona semplice, schietta, di una grande gentilezza e disponibilità verso tutti, credenti e non credenti. Il suo saluto era ‘pace e bene’ – il ricordo di Giuseppe Imberti, a lungo sindaco di Casnigo, affidato ad Araberara -. Sempre cordiale e disponibile verso l’amministrazione pubblica, le associazioni e non solo quelle della parrocchia, partecipava a tutte le manifestazioni senza essere mai invadente. Alla festa dei coscritti del ‘47 non mancava mai. Perfino per le veglie funebri chiedeva prima ai parenti se fosse gradita la sua presenza, per dire la discrezione che aveva. Era amato da tutti, da Fiorano arrivavano ancora i suoi ex parrocchiani dopo anni a trovarlo. Ma aveva anche una capacità incredibile di risolvere i problemi economici, di bussare alle porte giuste per avere aiuti. Si muoveva con il suo ‘galletto’ e quel casco vecchio che sembrava quello di sturmtruppen, ha valorizzato i santuari (l’ultima grana era il tetto della Trinità…) e il recupero della sagrestia opera di Ignazio Hillipront . E naturalmente il nuovo Oratorio, la sua opera maggiore che lo ha preoccupato parecchio. Un arciprete amato da tutti”.

Come per tutti i morti di coronavirus, anche per don Giuseppe non c’è stato alcun funerale, ma casnighesi lo hanno salutato a modo loro: a mezzogiorno di lunedì 16 marzo si sono affacciati sul balcone di casa e gli hanno tributato un lungo applauso.

Coronavirus, non solo don Giuseppe Berardelli: i morti tra i sacerdoti

Sono oltre trenta sono i sacerdoti che non ce l’hanno fatta, fino a questo momento, sedici nella sola Bergamo. Nella città lombarda più piagata dall’emergenza ci sono ancora diversi preti ricoverati in ospedale e tra loro un paio in terapia intensiva.

Sempre in mezzo alla gente, i sacerdoti non sono esenti dal contagio. Con le misure restrittive non ci sono più messe con la presenza di fedeli ma molti preti continuano a visitare malati e anziani, e a benedire le salme in queste settimane che non è possibile neanche celebrare i funerali. Sono alle mense dei poveri o in aiuto ai senzatetto anche se ora le precauzioni, a partire da guanti e mascherine, sono altissime anche tra i religiosi. Il prezzo più alto lo paga dunque la diocesi di Bergamo. (Fonti: Ansa, Araberara)