Coronavirus fase 2: i settori (meno a rischio) che potrebbero riaprire per primi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 Aprile 2020 11:11 | Ultimo aggiornamento: 10 Aprile 2020 11:13
Coronavirus fase 2: i settori (meno a rischio) che potrebbero riaprire per primi

Coronavirus fase 2: i settori (meno a rischio) che potrebbero riaprire per primi (Foto Ansa)

ROMA – Agricoltori, avvocati, servizi di vigilanza… Il Governo lavora al nuovo decreto in vista della fase 2. Si partirà ovviamente con la riapertura dei settori a più basso rischio. 

Ecco le attività con l’indice di prossimità fisica dei lavoratori più basso, quindi più a basso rischio contagio coronavirus:

Coltivazioni agricole e prodotti animali

Attività legali e contabilità

Famiglie come datori di lavoro per personale domestico

Raccolta e smaltimento dei rifiuti

Servizi di vigilanza e investigazione

Industria del legno e fabbricazione di mobili

Attività immobiliari

Consulenza aziendale

Organismi extraterritoriali

Industria delle bevande

Riparazione di computer e di beni per uso personale e per la casa

Ad ogni modo dopo Pasqua a riaprire saranno davvero in pochi: piccole attività legate alla filiera alimentare e sanitarie, qualche azienda meccanica. Insistentemente si parla di deroga alla chiusura anche per cartolibrerie e librerie. 

Lockdown prolungato fino a maggio.

L’Italia rimarrà in lockdown almeno fino al 3 maggio. Dopo giorni di riflessione, il governo sceglie la linea di massima cautela e si appresta a rinnovare con un nuovo provvedimento tutte le misure di contenimento e le limitazioni agli spostamenti per altri 20 giorni concedendo solo aperture ‘mirate’ per qualche attività produttiva.

In vista della Fase 2, uno studio dell’Inapp evidenzia che le figure professionali più a rischio, perché esposte al contatto interpersonale si trovano nel settore sanitario, nell’istruzione pre-scolastica e asili nido. Mentre nell’agricoltura il livello dell’indice di prossimità fisica è basso.

“Le misure di contenimento vanno fatte rispettare rigorosamente – spiega il professor Sebastiano Fadda, presidente dell’Inapp -. Passata l’emergenza sanitaria, va considerato che esistono settori dove il rischio di contagio, dovuto alla prossimità fisica, appare più basso che possono ripartire gradualmente, altri possono continuare a lavorare in smart working”. (Fonte Il Sole 24 ore).