Coronavirus, Galli: “Temo che il vaccino non arriverà prima della fine del 2021”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 Agosto 2020 15:34 | Ultimo aggiornamento: 6 Agosto 2020 15:34
Coronavirus, nella foto il professor Galli

Coronavirus, Galli: “Temo che il vaccino non arriverà prima della fine del 2021”

“Ho messo via una bottiglia di champagne per il vaccino anti-Covid, ma temo che non lo stapperò prima della fine 2021″.

Massimo Galli, direttore di malattie infettive dell’Ospedale Sacco (Milano), ad Agorà su Rai3 ha commentato le affermazioni del presidente Usa Donald Trump per il quale il vaccino per il coronavirus arriverà entro il 2020.

“Allo stato attuale – dice – quasi nessun vaccino ha superato la fase 1 della sperimentazione.

E quando ci sarà bisognerà produrlo per le esigenze mondiali, distribuirlo e somministrarlo.

Tutto questo mi preoccupa”.

“E’ sbagliato – continua – usare il vaccino come slogan politico.

Ora non lo abbiamo e non lo avremo in autunno per l’inizio delle scuole. Mi preoccuperei piuttosto della campagna vaccinale per l’influenza”.

Coronavirus, il virologo Pregliasco: “C’è il rischio di una seconda ondata”

Con il peggioramento della situazione pandemica del coronavirus in vari paesi europei, oltre che in Asia e in America, “oggi il rischio di una seconda ondata di Covid-19 in Italia diventa più pesante e concreto”.

Ne è convinto Fabrizio Pregliasco, virologo all’Universita’ di Milano e direttore sanitario dell’Irccs Galeazzi di Milano.

“Se altre nazioni europee intorno a noi non tengono – spiega Pregliasco – il pericolo aumenta indubbiamente anche per il nostro Paese”.

Al momento, precisa, “in Italia registriamo un andamento endemico con variazioni legate al comparire di nuovi focolai, per altro attesi.

Per ora, però, stiamo dimostrando una capacità di controllo di tali focolai, al contrario di quanto sta accadendo in alcuni Paesi”.

Ed il punto, sottolinea, è proprio questo: “Se non verranno a mancare questa capacità di individuazione rapida dei focolai ed il rispetto delle misure di prevenzione, allora il rischio di una seconda ondata si attenua.

“Anche se la situazione ‘esterna’ all’Italia costituisce un forte pericolo visto che molti nuovi casi di infezione sono di importazione”.

Insomma, “no agli allarmismi – conclude il virologo – ma è necessario più che mai continuare ad essere prudenti e vigili nel mantenere alta l’attenzione”. (Fonti: Rai Tre, Ansa).