Coronavirus, il Garante per la privacy Soro: “Lecito rinunciare a qualche libertà. Ma il nostro modello non può essere la Cina”

di redazione Blitz
Pubblicato il 20 Marzo 2020 14:31 | Ultimo aggiornamento: 20 Marzo 2020 14:31
Coronavirus, il Garante per la privacy Soro: "Lecito rinunciare a qualche libertà. Ma il nostro modello non può essere la Cina"

Coronavirus, il Garante per la privacy Soro: “Lecito rinunciare a qualche libertà. Ma il nostro modello non può essere la Cina” (Foto archivio Ansa)

ROMA  –  “In uno stato di eccezione è lecito rinunciare a qualche libertà. Ma il nostro modello non potrà mai essere la Cina. Chi ha la responsabilità di governare si deve ispirare alla nostra Costituzione e non al governo dell’emozione”: a dirlo è Antonello Soro, presidente del Garante per la protezione dei dati personali.

Intervistato da Claudia Fusani per Tiscali news, Soro ha commentato i rischi per la privacy degli italiani dettati da alcune misure adottate in conseguenza della dichiarazione dello stato di emergenza lo scorso 31 gennaio. 

“Qualche privazione è normale ma guai ad invocare i sistemi cinesi o della Corea del sud. Il nostro modello di riferimento è solo l’Italia e l’Europa. I moduli per l’autocertificazione sono stati introdotti con una delle varie ordinanze di protezione civile che si sono susseguite a partire dalla dichiarazione dello stato di emergenza del 31 gennaio. Quelle norme, su cui anche l’Autorità garante per la privacy che io presiedo è stata consultata, è la base giuridica che consente alle autorità pubbliche impegnate nel contrasto dell’epidemia di raccogliere informazioni anche sensibili. Detto questo, siamo in uno stato di emergenza che comprime un po’ tutte le libertà a cominciare da quella di movimento”.

I dubbi di alcuni cittadini riguardano anche l’obbligo di autocertificare se siamo o meno contagiati. “E lei, come altri, si chiederà: come faccio a scrivere sì o no se non ho fatto il test? E se se poi risultasse un falso? Questo passaggio poteva essere formulato in maniera diversa. Ma immagino possa essere interpretato come autocertificazione dell’assenza di riscontri in ordine allo stato di positività al virus”.

Ma riguardo alle limitazioni Soro è chiaro: “In momenti come questo, certamente eccezionale, ci sono naturali e dovute limitazioni alla privacy. E alle nostre libertà. Tutto ciò va valutato bilanciando le limitazioni con un altro fondamentale diritto individuale e interesse collettivo: quello alla salute. Dunque, il modulo per l’autocertificazione, può essere considerato tra le limitazioni necessarie, in ottica solidaristica e preventiva, di cui certo liberarsi appena cessata l’emergenza”.

A preoccupare il Garante, però, sono le “proposte di tracciamento massivo digitale dei cittadini, con app di ogni genere fondate sull’idea che un incremento della sorveglianza individuale possa essere utile al contrasto e alla conoscenza del fenomeno epidemiologico. Questi nuovi strumenti andrebbero valutati sulla base di un progetto serio, visibile e conoscibile, ispirato a principi generali di trasparenza, proporzionalità e coerenza tra obiettivo perseguito e strumenti usati. Per fare questa valutazione servono progetti concreti e valutabili. Invece in queste ore così difficili temo che a volte possa prevalere l’idea di “fare come la Corea del Sud” o “come la Cina”. Bene, dico qui con forza e chiarezza che non sono questi i modelli cui ci dobbiamo ispirare. Pensare di trasferire meccanicamente quelle esperienze nel nostro paese è il frutto di momento emotivo che, arrivo a dire, può essere giustificato. Ma chi ha la responsabilità di governare si deve ispirare alla nostra Costituzione e non al governo dell’emozione. La nostra Costituzione deve essere il punto di riferimento per ogni scelta e decisione. E persino in stato di guerra, la Costituzione ammette la delega al Governo (e dunque l’alterazione della normale simmetria dei poteri) per i soli atti necessari”.

Soro commenta anche il caso Lombardia, dove le celle dei telefonini sono state usate per capire se le persone escono di casa: “Un metodo corretto se si tratta di dati effettivamente anonimi che  descrivono i flussi di mobilità ma non identificano le persone. Altro sarebbe se si volessero raccogliere dati identificativi: in questo caso servono garanzie adeguate e norme precise con limiti temporali. Il tema, nella stagione che stiamo vivendo, è che comunque dobbiamo perdere la quota delle nostre libertà necessaria al contrasto della pandemia”.

(Fonte: GarantePrivacy.it)