Coronavirus, l’Italia dell’autocertificazione e del caffè al bar mette troppa gente in giro

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 Marzo 2020 11:56 | Ultimo aggiornamento: 11 Marzo 2020 14:14
Coronavirus, l'Italia dell'autocertificazione e del caffè al bar mette troppa gente in giro

Coronavirus, l’Italia dell’autocertificazione e del caffè al bar: troppa gente in giro (Foto Ansa)

ROMA- Coronavirus, l’Italia dell’autocertificazione e del caffè al bar mette troppa gente in giro, ancora.

Secondo giorno di istruzione di legge e di governo e di comando medico a non andare in giro. E soprattutto a stare lontani l’uno dall’altro almeno (almeno!) un metro per tutto il giorno. E invece ancora domina qua e là l’indulgenza per “l’attimino“.

L’attimino durante il quale si prende il caffè, si fa colazione al bar. E come si fa al bar a far colazione stando un metro lontani l’uno dall’altro? Al bancone non si può, non è fisicamente possibile. Ma è…un attimino.

L’attimino in cui si entra al negozio, magari per il pane. C’è scritto su apposito manifesto: stare a distanza. Ma non sempre il negoziante va oltre l’affissione, non sempre fa entrare uno alla volta per servire uno alla volta. Lo fanno le farmacie e le banche, ma molti negozi no. E molta, troppa gente ci sta, accetta, collabora alla violazione, trasgressione, imprudenza. Che vuole signora…è un attimino per il pane o il latte o la fettina…

Ancora la giornata di molti, troppi italiani contempla e comprende come normali e inoffensivi per la salute pubblica il sommarsi di questi attimini. Certo, non si va dove è chiuso. Compresi i luoghi del turismo e dello svago. Ma non ci si va perché sono chiusi. Se non li chiudi, i luoghi aperti al pubblico molta gente li continua ad usare senza precauzioni.

Non riesce ad essere nozione collettiva che non devi muoverti non tanto e non solo per non contagiarti quanto per non essere fonte di contagio. La preoccupazione collettiva c’è, eccome se c’è. Ma la responsabilità collettiva stenta, arranca, ha molte falle. L’immagine tipo che rende quel che c’è in giro è: più mascherine al volto che gente che nei negozi e in giro sta a distanza dal prossimo. 

L’altra immagine è quella rimandata dalle tv e dall’esperienza concreta: auto con relativi passeggeri che si sposta da una parte all’altra d’Italia, fermata ad un posto di controllo da uomini in divisa. Buon giorno, dove sta andando e perché? Molti si muovono davvero per lavoro, molti invece si muovono per andare dove gli pare.

Il posto di controllo non è un filtro che separa gli uni dagli altri. Si auto dichiara più o meno quel che si vuole e si finisce sempre con un: prego, passi. Prima però il modulo. Al modulo non si rinuncia, lì, sul modulo si è rigidi. Si compila in forma di auto certificazione. Si scrive lavoro e/o salute anche quando è casa al mare o visita agli amici.

Si passa sempre, le Forze dell’Ordine non hanno il mandato di fermare, punire, rimandare indietro. Hanno il compito di segnalare, verificare… Insomma di garantire adeguata e massiccia produzione di moduli.

Piazza Duomo, Fontana di Trevi, Piazza San Marco (Piazza Plebiscito meno) quasi vuote, certo. Non ci sono più i turisti. Ma l’Italia col deserto in strada e davvero tutti a casa non è la realtà quotidiana.

Troppa gente ancora in giro e non per sgranchire le gambe o andare a passeggiare in solitaria come si può e si deve fare, ancora troppa gente in giro e a contatto con gli altri. Per un “attimino” e, se serve, con una auto certificazione.