Coronavirus in Italia da dicembre 2019: tracce nelle acque di scarico di Milano e Torino

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 Giugno 2020 7:45 | Ultimo aggiornamento: 19 Giugno 2020 9:47
Coronavirus in Italia da dicembre 2019: tracce di Covid nelle acque di scarico di Milano e Torino

Coronavirus in Italia da dicembre 2019: tracce nelle acque di scarico di Milano e Torino (Foto d’archivio Ansa)

ROMA – Il Coronavirus è in Italia dal 2019, da dicembre (almeno). Lo dice l’Iss che ha analizzato le acque reflue di alcune città (come Torino e Milano).

Nelle acque di scarico di Milano e Torino c’erano infatti già tracce del virus SARS-CoV-2 a dicembre 2019.

Lo ha scoperto uno studio in via di pubblicazione dell’Istituto Superiore di Sanità.

Lo studio sul Coronavirus nelle acque reflue

Lo studio è stato realizzato attraverso l’analisi di acque di scarico raccolte prima del caso 1 di Codogno.

I campioni prelevati nei depuratori di centri urbani del nord Italia, sono stati utilizzati come ‘spia’ della circolazione del virus.

E’ la prima volta che uno studio retrodata l’inizio dell’epidemia in Italia.

Parlano gli autori dello studio

Giuseppina La Rosa, del Reparto di Qualità dell’Acqua e Salute del Dipartimento di Ambiente e Salute dell’Iss, dice:

“Dal 2007 con il mio gruppo portiamo avanti attività di ricerca in virologia ambientale e raccogliamo e analizziamo campioni di acque reflue prelevati all’ingresso di impianti di depurazione”.

La Rosa ha condotto lo studio con Elisabetta Suffredini del Dipartimento di Sicurezza Alimentare, Nutrizione e Sanità pubblica veterinaria.

“Lo studio – prosegue La Rosa – ha preso in esame 40 campioni di acqua reflua raccolti da ottobre 2019 a febbraio 2020.

24 campioni di controllo per i quali la data di prelievo (settembre 2018 – giugno 2019) consentiva di escludere con certezza la presenza del virus.

I risultati, confermati nei due diversi laboratori con due differenti metodiche, hanno evidenziato presenza di RNA di SARS-Cov-2 nei campioni prelevati a Milano e Torino il 18/12/2019 e a Bologna il 29/01/2020.

Nelle stesse città sono stati trovati campioni positivi anche nei mesi successivi di gennaio e febbraio 2020, mentre i campioni di ottobre e novembre 2019, come pure tutti i campioni di controllo, hanno dato esiti negativi”.

Il paragone con la Francia

Questa ricerca fornisce informazioni coerenti rispetto ad altri risultati ottenuti altrove.

Per esempio i risultati di un’analisi retrospettiva su campioni di pazienti ospedalizzati in Francia.

Questi campioni identificavano un positivo al SARS-CoV-2 in un campione respiratorio, quindi clinico, risalente alla fine di dicembre 2019.

Coronavirus prima anche in Spagna

Anche un recente lavoro spagnolo ha rinvenuto RNA di SARS-CoV-2 in campioni di acque reflue raccolte nella metà di gennaio a Barcellona.

Anche a Barcellona il primo caso sarà certificato solo 40 giorni dopo.

Gli effetti della scoperta

“I nostri risultati – sottolinea Luca Lucentini, direttore del Reparto Qualità dell’Acqua e Salute – confermano le evidenze consolidate ormai a livello internazionale sulla funzione strategica del monitoraggio del virus in campioni prelevati regolarmente nelle fognature e in ingresso agli impianti di depurazione” .

Il ritrovamento del virus non implica automaticamente che le catene di trasmissione principali che hanno portato poi allo sviluppo dell’epidemia nel nostro paese si siano originate proprio da questi primi casi ma, “in prospettiva, una rete di sorveglianza sul territorio può rivelarsi preziosa per controllare l’epidemia”. Lavoriamo per dare al paese una rete di sorveglianza insieme ad Arpa e ad Ispra”.

“In questo senso – conclude Lucia Bonadonna, direttrice del Dipartimento di Ambiente e Salute dell’Istituto Superiore di Sanità – abbiamo presentato una proposta di azione al Ministero della Salute per l’avvio di una rete di sorveglianza su SARS-CoV-2 in reflui e già nel luglio prossimo avvieremo uno studio pilota su siti prioritari individuati in località turistiche. Sulla base dei risultati dello studio pilota, contiamo di essere pronti per la sorveglianza sull’intero territorio nazionale nei periodi potenzialmente più critici del prossimo autunno”.

Anche in Liguria l’arrivo del coronavirus era stato già retrodatato con un’analisi sulle tac polmonari e i test sierologici avevano dimostrato che era estremamente probabile che i primi casi di Covid-19 in Liguria fossero già presenti a dicembre. (Fonte Ansa)