Coronavirus Italia sul filo del rasoio. Niente nuovi focolai ma altri 7 giorni per sapere se è vero

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 Febbraio 2020 8:50 | Ultimo aggiornamento: 25 Febbraio 2020 8:51
Coronavirus Italia sul filo del rasoio. Niente nuovi focolai ma altri 7 giorni per sapere se è vero

Coronavirus Italia sul filo del rasoio. Niente nuovi focolai ma altri 7 giorni per sapere se è vero (Foto Ansa)

ROMA – Coronavirus Italia sul filo del rasoio. Nella prima giornata delle Zona Rossa e Zona Gialla di contenimento (rispettivamente i dieci Comuni del Lodigiano e quello veneto di Vo’) niente nuovi focolai di contagio e infezione. I focolai restano due, quello di Codogno e quello di Vo’. E questo è appunto ciò che si vuole ottenere con le drastiche misure di contenimento e con i limiti agli spostamenti, attività e contatti adottati in tutta l’Italia del Nord.

Ma niente nuovi focolai dopo un giorno di cintura sanitaria vuol dire relativamente poco: un eventuale contagiato sei/sette giorni fa si ammalerà in maniera conclamata e diagnosticabile appunto tra sei/sette giorni. Sei/sette giorni ancora: questo è il tempo che occorre per sapere se è vero che non ci sono nuovi focolai. Fino ad allora sul filo del rasoio.

Perché se i focolai di coronavirus restano due e solo due e solo quei due ormai sotto stretta quarantena, allora in Italia sarà stata epidemia e non pandemia. Una differenza non solo di termine medico. Solo due focolai e solo quelli tra una settimana vorrebbe dire coronavirus in Italia bloccato e contenuto. Vorrebbe dire battaglia vinta e inizio della fine delle misure di emergenza.

Al contrario, dovesse nei prossimi sei/sette giorni registrarsi un nuovo focolaio altrove, in altro e diverso luogo dai due già noti, allora praticamente tutta Italia potrebbe diventare Zona Gialla come oggi è il Nord: scuole chiuse, cinema e teatri, Chiese, musei, discoteche, bar chiusi, attività lavorative ridotte.

Non importa dal punto di vista epidemiologico il conteggio dei morti da coronavirus o in concorso col coronavirus. Si tratta finora di persone già gravate da altre patologie e prevalentemente anziani. Ciò non diminuisce il dolore privato e il cordoglio pubblico, ma queste morti non sono il termometro del coronavirus. Così come la misura della battaglia contro coronavirus non è data dal numero dei contagi registrati. Anche dovessero salire, il termometro, il metro vero di chi vince e chi perde tra coronavirus e sanità pubblica, è dato dal fatto o meno che i contagi si registrino tutti nei focolai.

Primo giorno passato, niente nuovi focolai. Bene, ma ne servono altri sei/sette di giorni così.