Coronavirus: perché l’italiano non era positivo al primo test? Altri 14 giorni di quarantena per gli altri

di Warsamé Dini Casali
Pubblicato il 7 Febbraio 2020 12:42 | Ultimo aggiornamento: 7 Febbraio 2020 18:12
Coronavirus: perché l'italiano non era positivo al primo test? Altri 14 giorni di quarantena per gli altri

I “reclusi” per rischio Coronavirus alla Cecchignola, Roma (Ansa)

ROMA – Il ricercatore italiano di 29 anni trasferito da Wuan, epicentro dell’epidemia di Coronavirus, alla Cecchignola a Roma dove era stato messo in quarantena insieme a una cinquantina di italiani, ora è ricoverato allo Spallanzani. Prima negativo ai test, è risultato positivo al virus al secondo test. E’ in discrete condizioni generali, presenta i sintomi classici, febbre e iperemia, cioè occhi arrossati, in forma lieve. Ma perché il Coronavirus non è saltato fuori già al primo test?

Spiegano gli esperti che il test va a caccia del genoma virus nel campione biologico e si bassa sull’amplificazione genica. Può succedere che il virus non abbia ancora cominciato il processo di moltiplicazione nelle cellule, né che sia stato ancora rilasciato nelle secrezioni nasali. L’infezione è in atto, ma non riesce a essere rilevata.

I test del tampone verranno ripetuti con cadenza regolare per tutto il periodo in cui i connazionali saranno in isolamento e sotto osservazione. La proposta è quella di dimettere gli italiani sotto osservazione alla Cecchignola dopo due test di controllo faringei negativi. E altri 14 giorni di quarantena.

L’allerta era scattata dopo le analisi condotte sui tamponi effettuati agli italiani sotto osservazione ed il soggetto interessato, un uomo adulto di 30-40 anni che era in stanza da solo, era stato trasferito e posto in isolamento all’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Spallanzani per ulteriori accertamenti. (fonte Ansa)