Coronavirus, il lievito si coltiva, non si fa. Per questo manca dagli scaffali

di redazione Blitz
Pubblicato il 31 Marzo 2020 13:36 | Ultimo aggiornamento: 31 Marzo 2020 13:36
Coronavirus, il lievito si coltiva, non si fa. Per questo manca dagli scaffali

Coronavirus, il lievito si coltiva, non si fa. Per questo manca dagli scaffali

ROMA – Il lievito si coltiva, non si fa. Per questo scarseggia ora sugli scaffali supermercati. Al tempo del coronavirus gli italiani casalinghi si sono riscoperti panificatori, pasticceri e pizzaioli e così, fin dai primi giorni di quarantena, il lievito è andato letteralmente a ruba. 

Ma bisogna tenere a mente che si tratta di un organismo vivo la cui coltivazione ha dei tempi che non possono essere accelerati. Lo spiega il Gruppo Lievito da zuccheri di Assitol, l’Associazione italiana dell’industria olearia che rappresenta il settore. “I nostri impianti lavorano senza sosta, nonostante il periodo difficile – assicura il presidente Piero Pasturenzi – il nostro obiettivo è rispondere alla domanda dei consumatori, garantendo l’alta qualità delle nostre produzioni e, al tempo stesso, la salute dei nostri lavoratori”.

Il fatto è che questo ingrediente, conosciuto fin dall’antichità, non deriva da un processo industriale intensivo e quindi facile da dimensionare a seconda delle richieste, ma è un microrganismo che prende vita da un sottoprodotto di origine agricola, il melasso da zucchero che ha i suoi tempi di produzione.

“Le aziende – spiega Pasturenzi – creano le condizioni più favorevoli perché si riproduca in presenza di ossigeno; in pratica tutto si basa sulla fermentazione dello zucchero, un processo che non ha nulla di artificiale e che, ovviamente, ha i suoi tempi”.

Per permettere il rifornimento normale nei punti vendita, quindi vi sono delle tempistiche che non possono essere accorciate.

Fonte: Ansa