Coronavirus, a Mazara del Vallo c’è chi scende in strada a ballare

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 Marzo 2020 14:35 | Ultimo aggiornamento: 23 Marzo 2020 14:35
Polizia, Ansa

Coronavirus, a Mazara del Vallo c’è chi scende in strada a ballare (foto Ansa)

ROMA – Lasciano le case per andare a ballare in strada. Siamo a Mazara del Vallo dove in decine, uomini, donne e bambini hanno lasciato ieri pomeriggio, quindi domenica 22 marzo, le loro case, disobbedendo alle restrizioni del decreto contro il coronavirus, e hanno ballato in strada.

Il video delle danze improvvisate sta anche girando sui social con migliaia di visualizzazioni. In serata la polizia municipale è andata nella improvvisata “pista da ballo” per multare le persone. Ma ormai erano tutte tornate nei loro appartamenti.

Coronavirus: tutti i numeri, fin qui

Dall’11 marzo, giorno dell’entrata in vigore della stretta sugli spostamenti, sono state 86mila le persone denunciate su 1 milione e 800mila controllate. Gli esercizi commerciali monitorati sono 910mila: 2.119 i titolari denunciati. Ieri, indicano i dati del Viminale, le denunce hanno toccato il picco massimo di 11mila, così come anche i controlli (208mila).

Mentre si moltiplicano gli appelli – e talvolta le minacce vere e proprie di sindaci e amministratori locali – a rispettare le prescrizioni per arrivare ad un efficace distanziamento sociale, un manipolo di irriducibili della passeggiata continua dunque ogni giorno a violare la legge nelle città deserte. 

La maggior parte delle denunce hanno riguardato spostamenti senza un valido motivo. Un settantenne, ad esempio, fermato a passeggio a piazza di Spagna, ha dichiarato di essere uscito a comprare il giornale, ma proveniva dal quartiere di Colli Albani, alla periferia est della città.

A Firenze un uomo, fermato mentre entrava con la moglie nel parcheggio interrato di un supermercato, ha soffiato a distanza ravvicinata in faccia a un agente della polizia municipale che gli contestava l’accesso in coppia.

E’ stato denunciato. E’ probabilmente la pena prevista dall’articolo 650 del Codice penale (Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità), cioè arresto fino a tre mesi ed ammenda fino a 206 euro, a non costituire un valido deterrente, come ha lamentato lo stesso capo della polizia, Franco Gabrielli, chiedendo sanzioni più efficaci. In attesa di un giro di vite del Governo, la procura di Milano sta valutando di applicare per l’emergenza Coronavirus l’articolo 260 del testo unico delle leggi sanitarie, che punisce chi non osserva un ordine “legalmente dato per impedire l’invasione o la diffusione di una malattia infettiva”.

Un reato che prevede una pena congiunta dell’arresto “fino a 6 mesi” e dell’ammenda fino a 400 euro. E che non è ‘oblabile’, come invece l’altro reato, ossia non si può pagare per cancellarlo.

Fonte: Ansa.