Coronavirus, medici di famiglia ancora senza protezioni: “Pronti a chiudere ambulatori”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 Aprile 2020 20:46 | Ultimo aggiornamento: 4 Aprile 2020 21:00
Coronavirus, il Tar ferma la Regione Lazio: "Stop a medici di famiglia per cure a casa"

Coronavirus, il Tar ferma la Regione Lazio: “Stop a medici di famiglia per cure a casa” (foto Ansa)

ROMA – I medici di famiglia denunciano le condizioni in cui sono costretti a lavorare in assenza di protezioni nell’emergenza del coronavirus. Pochissime le mascherine chirurgiche in dotazione, tanto che i medici annunciano di essere pronti a chiudere gli ambulatori, mentre proseguono la conta dei morti per covid-19 tra il personale sanitario.

Al 4 aprile, sono 80 i medici morti per il coronavirus, mentre 25 sono gli infermieri, con oltre 5500 contagiati. Anche gli infermieri, un’altra delle categorie più colpite, si uniscono alla richiesta dei medici di famiglia e sollecitano i tamponi.

Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici, denuncia: “Sono passati più di due mesi dalla data di dichiarazione dello stato di emergenza nazionale, il 31 gennaio. Eppure, ancora oggi molti medici, in particolare i medici di medicina generale, sono del tutto privi dei più basilari dispositivi di protezione individuale. Siamo stanchi di promesse”.

In una durissima nota il segretario generale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) Silvestro Scotti, dopo avere appreso dell’ennesimo decesso di un collega, è passato ai fatti preannunciando la chiusura degli ambulatori: “Oggi devo dire addio a un amico, che come tutti noi medici di famiglia è stato scaricato dalle istituzioni ed è morto da solo. La sua morte per la burocrazia non vale il costo di una mascherina. Siamo pronti a chiudere gli studi che non sono parte dei Livelli essenziali di assistenza”.

Intanto la Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche (Fnopi) indica che quella degli infermieri è la categoria che conta il maggior numero di positivi tra gli operatori sanitari: il 52% del totale, e rispetto all’età media dei camici bianchi contagiati, quella degli infermieri è la più bassa.

Tonino Aceti, portavoce di Fnopi, ha chiesto con forza che vengano garantiti tamponi e dispositivi individuali di protezione: “Gli infermieri sono i professionisti che restano di più accanto al paziente, con turni anche di 12 ore ciascuno, che rendono molto più elevate le possibilità di contagio. Stanno pagando un prezzo altissimo”.

E sottolinea: “Se non ci fossero loro i malati di Covid resterebbero abbandonati in un letto senza la possibilità di avere un contatto umano. Il loro è un contributo di professionalità, vicinanza e di vita”.

La voce è unanime: medici ospedalieri, di base, pediatri di libera scelta, infermieri chiedono di poter lavorare in sicurezza. “Senza strumenti – conclude Scotti – la pandemia non si affronta, e la situazione peggiorerà se e quando si allenteranno i contenimenti. Tutto ricadrà proprio sulle cure primarie, dove il contagio potrà riprendere il suo corso e creare nuovi focolai. Non siamo intenzionati a contare i nostri morti stando zitti”. (Fonte ANSA)