Coronavirus, medico di Bergamo contattò Regione: “Mi dissero ‘Non abbiamo tempo per le tue stronz…'”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 Marzo 2020 11:08 | Ultimo aggiornamento: 26 Marzo 2020 14:00
Bergamo, Ansa

Coronavirus, il medico di Bergamo e la risposta dalla regione: “Non abbiamo tempo per le tue stronz…” (foto Ansa)

ROMA – “Non abbiamo tempo da perdere per le tue str…te”. Questa sarebbe la risposta ottenuta da un dirigente del 118 quando ha suggerito alla regione Lombardia misure drastiche quando ancora del coronavirus si sapeva poco e l’epidemia era agli inizi.

A raccontarlo è Angelo Giupponi, responsabile dell’Articolazione aziendale territoriale del 118 di Bergamo. Il virgolettato, la circostanza, è stata riportata all’interno di un reportage pubblicato dal Wall Street Journal.

Un viaggio, quello del WSJ, all’interno dell’epicentro dell’epidemia in Italia, all’interno, quindi, di Bergamo.

“Sono tre giorni che non dormiamo e non vogliamo leggere le tue stron..te” è la risposta che Giupponi dice di avere ricevuto. Dice. Resta, per dovere di cronaca, da capire qual è la versione dall’altra parte, la versione della regione Lombardia.

Il medico, come racconta il Corriere della Sera, ora non vuole più parlare della vicenda: “Non confermo e non smentisco, in questi giorni ho altro da fare”.

Giupponi è anche uno dei tredici medici del Papa Giovanni che hanno firmato una lettera pubblicata dal New England Journal of Medicine per avvisare che “la situazione a Bergamo è fuori controllo”.

Coronavirus, medici dell’ospedale di Bergamo: “Qui l’epidemia è fuori controllo”

 “A Bergamo l’epidemia è fuori controllo. Il nostro ospedale è altamente contaminato e siamo già oltre il punto del collasso: 300 letti su 900 sono occupati da malati di Covid-19. Più del 70% dei posti in terapia intensiva sono riservati ai malati gravi di Covid-19 che abbiano una ragionevole speranza di sopravvivere”.

Questo è il drammatico quadro disegnato da 13 medici dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, in un lettera pubblicata sul New England Journal of Medicine Catalyst Innovations in Care Delivery, dal titolo “Nell’epicentro di Covid-19”.

“Lavoriamo – scrivono – all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, struttura all’avanguardia con 48 posti di terapia intensiva. Nonostante Bergamo sia una città relativamente piccola, è l’epicentro dell’epidemia, più di Milano”.

“La situazione è così grave – sottolineano – che siamo costretti a operare al di sotto dei nostri standard di cura. I tempi di attesa per un posto in terapia intensiva durano ore. I pazienti più anziani non vengono rianimati e muoiono in solitudine senza neanche il conforto di appropriate cure palliative. Siamo in quarantena dal 10 marzo”.

“Stiamo imparando che gli ospedali possono essere i principali veicoli di trasmissione del Covid-19 – proseguono i 13 medici del Papa Giovanni XXIII nella lettera denuncia – poiché si riempiono in maniera sempre più veloce di malati infetti che contagiano i pazienti non infetti.

Lo stesso sistema sanitario regionale contribuisce alla diffusione del contagio, poiché le ambulanze e il personale sanitario diventano rapidamente dei vettori. I sanitari sono portatori asintomatici della malattia o ammalati senza alcuna sorveglianza. Alcuni rischiano di morire, compresi i più giovani, aumentando ulteriormente le difficoltà e lo stress di quelli in prima linea”.

A firmare la lettera sono Mirco Nacoti, del Dipartimento di anestesia e terapia intensiva dell’ospedale Papa Giovanni XXIII; Andrea Ciocca, dell’Associazione Sguazzi Bergamo; Angelo Giupponi, del Dipartimento di emergenza del Papa Giovanni XXIII; Pietro Brambillasca, del Dipartimento di anestesia e terapia intensiva del Papa Giovanni XXIII; Federico Lussana, dell’Ematologia del Papa Giovanni XXIII; Michele Pisano, del Dipartimento di chirurgia del Papa Giovanni XXIII; Giuseppe Goisis, dell’associazione Compagnia Brincadera, Bergamo; Daniele Bonacina, del Dipartimento di anestesia e terapia intensiva pediatrica del Papa Giovanni XXIII; Francesco Fazzi, del Dipartimento di anestesia e terapia intensiva pediatrica del Papa Giovanni XXIII; Richard Naspro, del Dipartimento di urologia del Papa Giovanni XXIII; Luca Longhi, della Terapia neurointensiva del Papa Giovanni XXIII; Maurizio Cereda, dell’Università della Pennsylvania; Carlo Montaguti, del Centro medico sociale dei Focolari in Costa d’Avorio.

Fonte: Wall Street Journal, New England Journal of Medicine Catalyst Innovations in Care Delivery, Adnkronos.