Coronavirus, più della metà degli avvocati ha chiesto il sussidio di 600 euro

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 Aprile 2020 19:27 | Ultimo aggiornamento: 14 Aprile 2020 19:27
Coronavirus, più della metà degli avvocati ha chiesto il sussidio di 600 euro

Coronavirus, più della metà degli avvocati ha chiesto il sussidio di 600 euro (foto ANSA)

ROMA – “Bisogna fare in modo che la giustizia riparta ed è possibile farlo in condizioni di sicurezza”. L’Unione delle Camere civili preme per la ripresa, anche per la crisi economica che sta vivendo l’avvocatura, come la gran parte del Paese.

“C’è il fermo totale dell’attività ed è ragionevole prevedere che a breve le conseguenze per la situazione economia della classe forense saranno devastanti”, dice all’ANSA il presidente dell’Uncc Antonio De Notaristefani.

Già evidenti i primi segnali: “gli avvocati italiani sono 240mila e 131mila hanno chiesto di accedere al reddito di ultima istanza“, cioè ai 600 euro previsti per chi ha entrate sino a 35 mila euro o sino a 50mila e ha subito una contrazione del 33%.

“La crisi colpisce soprattutto i più deboli, e dunque in primo luogo i più giovani. Se studi strutturati dovranno tagliare i costi, i primi purtroppo saranno proprio quelli dei collaboratori”. Per questo i civilisti hanno già messo sul tavolo un pacchetto consistente di proposte, a cominciare dall’estensione di provvidenze già riconosciute ad altre categorie ma non agli avvocati: il credito di imposta per il canone di locazione e la sospensione delle rate di mutuo per per studi professionali.

E poi: basta con le “tariffe risibili” che le grandi imprese impongono agli studi legali; “sostegno reale” alla giustizia privata, cioè arbitrati, negoziazione e conciliazione assistita; detraibilità per i privati dei compensi pagati agli avvocati, e infine “un sistema equo” nell’assegnazione degli incarichi pubblici giudiziari, da cui oggi i giovani sono “sistematicamente esclusi”.

Al di là del sostegno alla categoria, le Camere civili sollecitano la fase 2 per la giustizia, anche per il bene del Paese. “Sospendere tutto è stata una scelta condivisibile di fronte a un’emergenza sanitaria gravissima”.Ma ora con un’economia in crisi “non si può protrarre il blocco totale dell’attività giudiziaria” .Già chiara la via per la ripresa: “un processo civile ha una larga porzione che si tratta per iscritto. Nella fase 2 si può incrementare la trattazione per iscritto: questo consentirebbe di ridurre l’afflusso in tribunale in misura tale da renderlo gestibile”.

L’alternativa sarebbe la videoconferenza, ma ha troppe controindicazioni: “l’udienza civile è un momento di discussione e confronto, smaterializzarla è un rischio serio e grave per i diritti dei cittadini”.

Per questo va tenuta la barra ferma. “Durante un’emergenza senza precedenti, forse è anche accettabile la compressione dei diritti di tutti ma al suo termine questa compressione deve cessare. E su questo è imprescindibile una chiara presa di posizione della politica. La gestione dell’emergenza non può essere lo strumento per ridurre le garanzie del processo e questo soprattutto nell’interesse dei cittadini. Insomma non può essere il cavallo di Troia per introdurre riforme che non siano adeguatamente condivise dagli operatori e oggetto di un’approfondita analisi”. (fonte ANSA)