Coronavirus, Milano preoccupa: 515 contagiati in città, duemila in Lombardia

di redazione Blitz
Pubblicato il 15 Ottobre 2020 20:52 | Ultimo aggiornamento: 15 Ottobre 2020 20:52
Coronavirus, dopo la Lombardia anche la Campania chiede il coprifuoco dalle 23

Coronavirus, Milano preoccupa: 515 contagiati in città, duemila in Lombardia (Ansa)

La Lombardia, ed in particolare Milano, tornano a preoccupare per il numero crescente di contagi e morti per coronavirus

Il coronavirus torna ad imperversare in Lombardia con oltre 2mila nuovi contagiati e 26 vittime, e la provincia di Milano di nuovo sopra i mille casi.

Una pressione che spinge gli ospedali Sacco e il Fatebenefratelli nel capoluogo ad accettare in pronto soccorso solo pazienti Covid, dirottando gli altri in strutture diverse. “La tendenza preoccupa, bisogna agire in fretta”, dice il sindaco Sala.

I contagi di coronavirus in Lombardia

Sono 26 le persone morte per Covid e 2.067 i nuovi positivi in Lombardia, dove sono stati fatti 32.507 tamponi, per una percentuale pari al 6,3%, identica a ieri.

Sono 72 le persone in terapia intensiva, 8 più di ieri, 726 quelle in altri reparti, in crescita di 81 unità. La maggioranza dei contagi sono sempre a Milano, con 1.053 casi, di cui 515 in città.

Segue la provincia di Monza e Brianza con 196, quella di Varese con 170, quella di Brescia con 106, quella di Lodi con 81, quella di Pavia con 79, quella di Bergamo con 71. A Como i nuovi casi sono 63, a Lecco 51, a Cremona 34, a Mantova 30, a Sondrio 22. 

Sala: “A Milano tendenza preoccupante”

“La situazione preoccupa negli ospedali, è evidente che preoccupa la tendenza”, rispetto alle terapie intensive, ha detto Sala, al termine del vertice in Prefettura sull’aumento dei contagi a cui hanno partecipato oltre al prefetto, Renato Saccone, anche virologi e medici.

“Oggi 72 persone sono in terapia intensiva e alcuni mesi fa erano 1.500. Ma la tendenza, la crescita è veloce e bisogna agire in fretta”, ha concluso.

“Questa tendenza a una crescita veloce ci deve far dire che bisogna agire in fretta. Domani può essere il giorno per fare qualcosa in più, non una intensificazione estrema” delle misure “ma credo che qualcosa si debba fare. Decisioni ristrette al di là del Dpcm non le prevediamo. Non prevediamo ad oggi interventi radicali”, ha aggiunto .

Ai giornalisti che gli hanno chiesto se in quanto sindaco di Milano farà delle ordinanze Sala ha risposto: “Credo che ci si debba mettere d’accordo con Fontana per non dare idea di interventi non concordati. Chiamo il prefetto a coordinare l’attività di Comune e Regione e spero che domani si decida insieme cosa fare: mettiamoci al tavolo e troviamo sintesi”.

“Interveniamo domani”, ha ribadito Sala, spiegando che “quello che ci ha detto Ats è che il 50% contagi della Lombardia sono nella città metropolitana di Milano e il 50% dei contagi della città metropolitana sono a Milano città”.

Sala: “Didattica a distanza totale sarebbe un errore”

“Una cosa su cui c’è consenso è che nelle scuole non nasce un grande contagio, magari si rileva. Sono luoghi più vigilati e c’è possibilità di tracciamento immediato”, ha detto il sindaco di Milano.

“Lo stesso vale anche nei luoghi di lavoro dove le aziende controllano. Credo che sarebbe un errore immaginare che nelle scuole o nelle Università si vada verso una didattica a distanza totale. Credo che la didattica a distanza associata alla presenza sarebbe utile”, ha concluso.

“Stiamo riflettendo se è il caso di intensificare” lo smart working dei dipendenti del Comune di Milano. “Ma c’è disponibilità e voglio essere chiaro, io non sono contrario a questo strumento, il mio richiamo in un momento diverso l’avevo fatto quando presupponevo che si potesse tornare in ufficio – ha aggiunto -, perché vedevo la situazione sanitaria sotto controllo. Detto ciò, adesso la situazione è cambiata e bisogna lavorare con estrema flessibilità”.  (Fonte: Ansa)