Coronavirus. Milano, balzo contagi: focolaio o tamponi?

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 Marzo 2020 9:13 | Ultimo aggiornamento: 27 Marzo 2020 9:14
Coronavirus. Milano, balzo contagi: focolaio o tamponi?

Coronavirus, con le mascherine nella Milano deserta (Ansa)

ROMA – Come si spiega l’imprevista impennata di casi positivi in Lombardia? E i circa 800 contagi in più di Milano in sole 24 ore annunciano la nascita del primo focolaio in una grande città? Regione e Protezione civile invitano a non drammatizzare gli ultimi dati. La spiegazione è logistica, non epidemiologica: sono statti fatti più test, un incremento che spiega l’aumento dei casi positivi rintracciati. L’accumulo di tamponi piegherebbe la curva tendenziale dei giorni successivi.   

Ma non sembra spiegare, a occhio, il clamoroso balzo dei contagi nella provincia di Milano. Se l’obiettivo principale era quello di evitare focolai radicati nella metropoli, quegli 800 positivi in più in sole 24 ore fanno paura. Anche perché tutte le altre province lombarde hanno avuto una crescita lineare rispetto a 48 ore fa, Brescia e Bergamo sono cresciute tra i 300 e i 400 casi rispetto al giorno prima.

L’assessore lombardo. “Abbiamo fatto più tamponi” 

L’aumento del numero di positivi al coronavirus in Lombardia “è legato al fatto che si sono fatti più tamponi”. A ribadirlo, intervistata ad Agorà su Rai 3, è l’assessore regionale all’istruzione e medico, Melania Rizzoli. Solo ieri, ha spiegato, sono stati eseguiti 6.050 tamponi.

“Più positivi – aggiunge inoltre – non significa più malattie conclamate e la dimostrazione è che il numero dei ricoveri non è aumentato. Tutti noi abbiamo avuto una forte emozione ieri vedendo i dati ma i numeri vanno interpretati. E’ l’aumento dei tamponi effettuati che ha fatto sì che aumentasse il numero dei positivi”.

“La curva di incremento contagi rallenta”

Si tratta sempre di una ipotesi, perché un confronto fra dati omogenei va sempre interpretato e saputo leggere. “La cosa importante è la velocità di incremento della curva che apparentemente sembra rallentare”, ha spiegato il vicecapo della Protezione civile, Agostino Miozzo.

“Non possiamo aspettarci un’improvvisa diminuzione. Dobbiamo osservare nei prossimi giorni gli effetti delle decisioni prese”, ha aggiunto.

Brutti i dati di Milano: sarebbe il primo focolaio in una grande città

Il dato più preoccupante riguarda Milano, è angoscioso il sospetto che un focolaio sia scoppiato in una grande città, sarebbe lo “scenario peggiore possibile per l’Italia”, dice Giovanni Forti, giovane analista dati che lavora per Youtrend.

“La provincia di Milano fa circa 800 contagi in più rispetto a ieri – spiega a Fanpage.it -. Ma se è vero che dovevamo evitare il contagio nell’area metropolitana, questo è un punto molto problematico. Sarebbe il primo focolaio in una grande città. La cattiva notizia è questa: che la regione che nei giorni scorsi aveva trainato la frenata dei contagi e dei decessi, oggi è quella che traina la nuova accelerazione”. (fonti Agi e Fanpage.it)