Coronavirus non è da laboratorio. Punto

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 Aprile 2020 11:38 | Ultimo aggiornamento: 27 Aprile 2020 11:40
Coronavirus non è da laboratorio. Punto

Il laboratorio dell’Istituto virologico di Wuhan (Ansa)

ROMA – Coronavirus. La teoria del complotto cinese, sia nella versione soft di una fuoriuscita casuale del virus Sars-Cov-2 dal laboratorio di Wuhan, sia nella versione hard di una manipolazione consapevole e criminale, è una fake news, una balla senza fondamento, una cosa impossibile per ragioni biologico-evoluzionistiche, genetico-genomiche ed epidemiologiche.

Il complotto – c’è anche chi pensa che i poveri ricercatori cinesi abbiano venduto le cavie ai famigerati mercati di animali vivi per racimolare qualche yen – è facile da abbracciare come verità di ripiego. 

 Anche solo ricostruire la catena di assunti scientifici che smentiscono in linea di principio e di fatto una congettura tanto fantasiosa quanto assurda è invece un’impresa, una fatica.

Sandro Modeo sul Corriere della Sera si è incaricato di mettere in fila, appunto, i fatti. 

A partire dall’eccezionale lavoro della dottoressa Shi Zhengli, la 55enne virologa specializzata nello studio del genoma dei pipistrelli e responsabile del Centro malattie infettive dello stesso Istituto di Wuhan.

E’ la mitica scopritrice del virus, la prima a decifrare il codice genetico di Sars-co-2, quella che sarebbe stata tacitata dal governo per non diffondere il panico. 

E’ un’autorità assoluta nel mondo, qualcuno è riuscito ad affibbiarle addirittura la parte del cattivo, di Joker di questo brutto film di serie B che dovrebbe sostenere la teoria del complotto in laboratorio.

Lei stessa ha operato un rigoroso controllo interno. 

Ma le prove, definitive e non smentibili, dell’estraneità del laboratorio di Wuhan a qualsiasi idea di fuga del virus giungono da lontano. 

Sono le evidenze scientifiche che confermano, a) il virus non nasce a Wuhan, ma più a sud nella Cina continentale, b) è nato prima, molto prima di dicembre/gennaio, c) la genetica.

“Secondo gli studiosi di Nature quell’«affinamento» specifico della configurazione molecolare del virus dipenderebbe da una pressione selettiva (nel senso di selezione naturale per mutazioni random) esercitata nell’ospite intermedio o direttamente nell’uomo, a spillover avvenuto (lo si capirà in seguito); ed escluderebbe in modo categorico («irrefutably») un intervento di manipolazione in laboratorio”, scrive Modeo sul Corriere della Sera.  

Cioè non è possibile riprodurre in laboratorio una mutazione che a tempi biologici che si misurano in decenni.

“Il virus del pipistrello scoperto da Shi Zhengli (RaTG13) e SARS-CoV-2 mostra un livello di «divergenza genomica» consistente in una distanza temporale media di 50 anni — e un minimo di 20 — di cambiamento evolutivo (selettivo).

Un «effetto» di ricombinazione molto difficile da ottenere in laboratorio”. (fonte Corriere della Sera)