Coronavirus, parrucchieri si incatenano per protesta a Padova. “Conte facci riaprire”

di redazione Blitz
Pubblicato il 27 Aprile 2020 19:23 | Ultimo aggiornamento: 28 Aprile 2020 11:26
Coronavirus, parrucchieri si incatenano per protesta a Padova. "Conte facci riaprire"

Coronavirus, parrucchieri si incatenano per protesta a Padova. “Conte facci riaprire” (Foto Ansa)

PADOVA – Si erano già organizzati con divisori in plexiglass e tutte le misure necessarie per assicurare il distanziamento sociale. Per questo due parrucchieri a Padova si sono incatenati dinanzi al loro negozio questa mattina per protestare contro il nuovo Dpcm che impedisce loro la riapertura fino al 1 giugno. 

Agostino Da Villi e Stefano Torresin, titolari del salone Dolce Vita in Corso Milano a Padova, si sono legati ai polsi e al corpo una catenella di quelle utilizzate per delimitare le fine e in una conferenza stampa improvvisata hanno spiegato: “Non possiamo rimanere ancora chiusi, siamo pronti per riaprire, rispetteremo le norme ma non possiamo restare fermi”. 

Il salone, assicurano, è già stato attrezzato. “Ogni mese abbiamo una spesa fissa di 20mila euro – ha detto Torresin – siamo due soci e abbiamo tre dipendenti, con le banche non c’è dialogo e non possiamo certo permetterci di fare altri debiti”.

“I soldi dallo Stato non sono ancora arrivati, fino a ieri sera speravamo in una ripartenza a maggio, per la quale siamo già attrezzati, attendere fino a giugno è insostenibile, chiediamo alla Regione che volga lo sguardo a noi. Siamo disposti a fare turni, ma ora dobbiamo aprire”.

Dopo il discorso del premier Giuseppe Conte che domenica sera ha illustrato la Fase 2 dell’emergenza coronavirus, è salita un po’ ovunque la rabbia dei parrucchieri. Su 105 mila imprese, almeno il 15% non riuscirà ad aprire più i battenti, stimano.

Elia Piatto, titolare di un salone di oltre 100 mq al centro di Torino, dice all’Ansa: “Il governo dimostra di non conoscere la categoria. Siamo attrezzati da almeno 20 anni per garantire l’igiene dei nostri saloni alle clienti e al personale perché maneggiamo sostanze chimiche e forbici, pettini e spazzole, tutto è rigorosamente disinfettato e protetto”. 

“Abbiamo atteso senza perdere l’entusiasmo. Abbiamo acquistato mascherine chirurgiche per il personale e le clienti, occhiali protettivi, guanti per tutti, camici usa e getta e perfino tutte lavabili ermetiche per i collaboratori affinché la loro protezione fosse totale”.

“Siamo pronti con la disinfezione del salone, abbiamo distanziato postazioni e lavaggi e riorganizzato turni e appuntamenti, ora lo slittamento è per noi una brutta sorpresa”.

“Eravamo tutti preparati, non c’è nessuna leggerezza da parte nostra nel fare questo appello, il virus va isolato e noi siamo pienamente d’accordo”.

“Prima abbiamo esaurito le ferie per non intaccare lo stipendio dei nostri dipendenti che ora hanno iniziato la cassa integrazione. Questa è una vera doccia fredda, non ce lo aspettavamo. Io devo riaprire. I miei dipendenti amano il loro lavoro e hanno anche mutui da pagare, io mi sento responsabile per loro”, conclude.

Amareggiato è anche Lino Fabbian, titolare di un salone a Padova e presidente della Camera Italiana acconciatura: “Stiamo ghettizzando la categoria che invece potrebbe ripartire già dal 4 maggio, in modo scaglionato nella penisola in base alla diversa diffusione del Covid”. 

“I negozi sono già stati aperti nel nord Europa – sottolinea – come in Svizzera ed in Germania. I parrucchieri sono almeno 105.000 in Italia ma stimo che il 15% non riuscirà ad aspettare giugno per riprendere a lavorare”.

“Sono stato sommerso di telefonate dei colleghi che rappresento. In molti mi dicono di voler manifestare in piazza ma in questo periodo non è possibile farlo. La richiesta da parte dei clienti è altissima e aumenta il lavoro abusivo”.

Francesco Cirignotta, proprietario di un salone/boutique barberia da uomo al centro di Milano, fa notare: “Il 95% del settore è già nelle condizioni di operare bene, secondo le nuove norme di sicurezza anti contagio. Personalmente ero già pronto lavorando solo su appuntamento”.

“Avevo aggiunto mascherine, igienizzanti, copri scarpe, scanner per la temperatura, sanificatori per l’aria. L’ultimo annuncio di Conte ci ha spiazzati, avrebbe potuto avvisarci prima. Io ora so di poter fare, non so più quando lo potrò fare”. (Fonte: Ansa e Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev).