Coronavirus, paziente 1 tornerà a casa: “Potrò assistere alla nascita di mia figlia”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 Marzo 2020 10:27 | Ultimo aggiornamento: 20 Marzo 2020 10:33
Coronavirus paziente 1 commosso: potrò assistere alla nascita di mia figlia

Coronavirus, nella foto l’ospedale di Codogno in Lombardia (Credit ANSA)

ROMA – Mattia, il paziente 1 del coronavirus a Codogno, sta meglio. Da 11 giorni è uscito dal reparto di Terapia intensiva dell’ospedale San Matteo di Pavia e presto potrà riabbracciare la moglie incinta di 8 mesi. Intervistato dai giornalisti, si commuove: “Potrò assistere alla nascita di mia figlia”.

Mattia ha scoperto di essere positivo al virus il 20 febbraio, due giorni appena il 22 febbraio è stato ricoverato in condizioni disperate all’ospedale San Matteo di Pavia nel reparto di Terapia intensiva. Dopo 11 giorni, ora il paziente 1 sta meglio. 

Raffaele Bruno, primario di malattie infettive del policlinico di Pavia che lo ha avuto in cura, racconta a Repubblica: “Lo abbiamo appena staccato anche dall’ultima macchina. Ora piange perché è felice: sa che la vita gli ha regalato il tempo per veder nascere la sua prima figlia”.

Proprio Bruno chiamava ogni sera la moglie di Mattia per aggiornarlo sulle condizioni mediche. A seguire il paziente 1 anche Fausto Baldanti, primario di virologia, che come riporta TgCom24 racconta: “Abbiamo isolato gli anticorpi prodotti dai primi contagiati nel Lodigiano Il loro plasma, come già in Cina, aiuterà a salvare molte vite. E’ pronto un test più rapido e completo del tampone, che rivela anche la concentrazione del virus: saperlo rende le terapie più efficaci e tempestive”. 

Poi c’è Stefano Paglia, primario del Pronto soccorso di Codogno e di Lodi, che ormai non torna più a casa dall’inizio dell’epidemia: “Conosco la violenza del coronavirus. Se facciamo altri sbagli, ci può sterminare. Infermieri e medici adesso devono salvare il numero più alto possibile di vite. La prima condizione è rimanere al lavoro. La seconda condividere quanto abbiamo scoperto”.

E una cosa normale come il poter indossare i propri indumenti invece di un camice d’ospedale, dopo 28 giorni per Mattia diventa qualcosa di straordinario. Ora che tutte le macchine sono state staccate, la moglie gli ha portato una tuta. Un primo segno per il suo ritorno alla normalità.

(Fonte Repubblica e TgCom24)