Coronavirus, il sindaco di Castiglione d’Adda: “Medici lavorano senza mascherine e guanti”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 Marzo 2020 13:14 | Ultimo aggiornamento: 4 Marzo 2020 13:14
Coronavirus, Ansa

Coronavirus, il sindaco di Castiglione d’Adda: “Medici lavorano senza mascherine e guanti” (foto Ansa)

ROMA – “Il problema è che i medici hanno lavorato senza nessun presidio, senza camici, mascherine e guanti. E fino a ieri gli ospedali di Codogno e Casalpusterlengo (comuni della ‘zona rossa’ per il coronavirus, ndr), funzionavano senza servizi essenziali o comunque con servizi ridotti”.

Queste le parole di Costantino Pesatori, sindaco di Castiglione d’Adda, in collegamento con ‘Agorà. “Io ho fatto un appello perché almeno in questi due ospedali fosse istituito perché dobbiamo garantire dei servizi essenziali in queste strutture che si trovano nella zona rossa – sottolinea Pesatori – ora sembra che qualcosa si stia muovendo, ma non ho ricevuto certezze ufficiali. Notizia ufficiosa, ma non ufficiale, è che possano venire dei medici dell’esercito”.

Coronavirus, il primario di Codogno: “Il nostro anestesista ha salvato tutti dalla catastrofe”

“Tireremo il fiato per altri due giorni, poi capiremo se qui la grande ondata dell’epidemia è passata oppure è solo all’inizio”. Stefano Paglia, 49 anni, è il primario del pronto soccorso dell’ospedale di Codogno, nel Lodigiano, epicentro del focolaio lombardo di coronavirus.

Qui è scoppiata l’epidemia dopo il ricovero del cosiddetto “paziente 1”.

“All’inizio – spiega – aveva i sintomi classici di un’influenza e per due volte ha negato relazioni sospette con la Cina. Non rispondeva alle terapie ed essendo giovane era stato invitato invano a rimanere in ospedale sotto osservazione. Si è ripresentato il 19 notte, la polmonite si era aggravata, nessun farmaco funzionava. Nel primo pomeriggio di giovedì 20, dopo il trasferimento dalla medicina alle terapie intensive, si è accesa la lampadina all’anestesista che ha salvato tutti dalla catastrofe”.

Poi una collega “forzando il protocollo, ha fatto fare il tampone. Prima ancora di avere conferme, personale e reparti sono stati messi in sicurezza”. Secondo il primario, tuttavia, il virus circolava a Codogno molto prima che scoppiasse l’emergenza, almeno da fine gennaio: “I medici di base registravano un boom di polmoniti: ci siamo preparati senza aspettare i finanziamenti”.

“La priorità? Quella del primo giorno. Rallentare il contagio per salvare Milano, le grandi città della Lombardia e il resto del Nord Italia”, perché “se a Milano, Bergamo e Brescia la percentuale di positivi nei prossimi giorni raggiungerà quella del Basso Lodigiano e ora della Bergamasca, l’organizzazione sanitaria finirebbe sotto forte stress. Per fortuna chi deve sapere, lo sa”. Poi, conclude: “Dobbiamo tenere duro ancora un paio di giorni. Tra domani e venerdì nella zona rossa scadono le due settimane di quarantena. Si tratta di un termine cruciale per capire il comportamento del Coronavirus. Faremo i conti e analizzeremo la tendenza. Anche Milano e l’Italia sapranno qualcosa di più su quanto ci aspetta. Si deve assolutamente rallentare il contagio e continuare a riorganizzarci per aumentare gli spazi riservati, a vari livelli, al Covid-19. La fase più assurda forse è passata, ma davanti potremmo misurarci con quella più drammatica. Lavorando con la testa però dimostreremo che la scienza guarisce”.

Fonte: La Repubblica, Adnkronos.