Coronavirus, se hai sintomi ed esci rischi l’accusa di omicidio doloso. Se falsifichi l’autocertificazione fino a 6 anni di carcere

di redazione Blitz
Pubblicato il 11 Marzo 2020 11:17 | Ultimo aggiornamento: 11 Marzo 2020 11:17
Coronavirus, se hai sintomi ed esci rischi l'accusa di omicidio doloso. Se falsifichi l'autocertificazione fino a 6 anni di carcere

Coronavirus, se hai sintomi ed esci rischi l’accusa di omicidio doloso. Se falsifichi l’autocertificazione fino a 6 anni di carcere (Foto Ansa)

ROMA – Se si hanno i sintomi del coronavirus ma si esce di casa si rischia l’accusa di omicidio doloso ed almeno 21 anni di carcere. Se si falsifica l’autocertificazione gli anni di carcere possono arrivare a sei. Mentre se si viola la distanza minima di un metro con le altre persone si rischia l’arresto fino a tre mesi. Sono le pene previste per chi non osserva quando stabilito nel decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 9 marzo. 

Dichiarare il falso nel documento di autocertificazione, attestando falsamente di doversi spostare per motivi di salute, esigenze di lavoro o altri stati di necessità, integra il reato di falsa attestazione ad un pubblico ufficiale (sono pubblici ufficiali gli agenti di polizia, i carabinieri, i militari, i vigili del fuoco, i vigili urbani ma anche i medici ospedalieri). Il reato prevede come pena da uno a sei anni di reclusione, l’arresto facoltativo in flagranza e la procedibilità è d’ufficio. Questo significa che chiunque venga a conoscenza di qualcuno che è responsabile di questo reato lo può segnalare, facendo scattare il procedimento penale in automatico. 

Come spiega il Sole 24 Ore, i pubblici ufficiali hanno l’obbligo di denunciare i reati procedibili d’ufficio di cui vengano a conoscenza. Se non lo fanno rischiano di essere imputati per il reato di omessa denuncia.

Chi ha sintomi associati al coronavirus come febbre o tosse e non si mette in quarantena rischia, oltre all’imputazione per violazione dei provvedimenti dell’autorità, un processo per lesioni o tentate lesioni volontarie. Se poi dovesse infettare persone anziane o a rischio causandone la morte, l’imputazione potrebbe trasformarsi in omicidio doloso. In questo caso il reato prevede la reclusione non inferiore a 21 anni. La condotta è punita a titolo di dolo eventuale, ricorda il Sole 24 Ore. 

La stessa pena si applica a chi ha avuto contatti con persone positive al coronavirus e continua ad avere rapporti sociali o a lavorare con altre persone senza prendere precauzioni o avvisarle. Non avvisare le persone con cui si è entrati in contatto negli ultimi giorni, esponendoli al rischio di contagiare altri, può costare, spiega il Sole 24 Ore, la stessa imputazione a titolo di dolo eventuale o quantomeno di colpa cosciente. Il reato di lesioni superiori a quaranta giorni di malattia è procedibile d’ufficio ed è punito con la reclusione da tre a sette anni.

Chi sa di aver contratto il coronavirus e non lo dice a nessuno ma si comporta come niente fosse, uscendo di casa, agisce con dolo diretto. In questo caso le imputazioni, oltre a quella di violazione dell’ordine dell’autorità, vanno dal tentativo di lesioni e/o di omicidio volontario se si viene a contatto con soggetti a rischio fino all’omicidio volontario se ne deriva la morte. Sono le stesse imputazioni previste nel caso di persone sieropositive che, consapevoli di esserlo, non avvisano il partner né adottano precauzioni per evitare il contagio.

Chi invece viola altre prescrizioni e restrizioni contenute nel dpcm come ad esempio gli orari di chiusura di bar e ristoranti o il divieto di assembramento e l’inosservanza della distanza minima di un metro nei contatti interpersonali rischia l’arresto fino a 3 mesi o un’ammenda fino a 206 euro. (Fonti: Il Sole 24 Ore, La Legge per Tutti)