Coronavirus, in Veneto zero nuovi contagi. Nuovo metodo per i tamponi: 10 con un solo reagente

di redazione Blitz
Pubblicato il 22 Maggio 2020 12:10 | Ultimo aggiornamento: 22 Maggio 2020 12:10
Coronavirus, in Veneto zero nuovi contagi. Nuovo metodo per i tamponi: 10 con un solo reagente

Coronavirus, in Veneto zero nuovi contagi. Nuovo metodo per i tamponi: 10 con un solo reagente

VENEZIA  –  Il Veneto di Vo’ Euganeo (Padova), tra i primi focolai di coronavirus in Italia, ha zero contagi. Ad annunciare il risultato è stato il professor Andrea Crisanti, direttore della Microbiologia dell’Università di Padova e consulente scientifico della Regione. 

“Questo è il risultato di un lavoro che ha visto in prima linea la Regione, l’Università di Padova e l’Azienda Ospedale di Padova”, ha spiegato Crisanti, “va a tutte le persone che hanno lavorato giorno e notte per aggiungere questo risultato, e alla fine l’intuizione di cercare gli asintomatici ha pagato”.

 “Il modello Veneto funziona”, ha sottolineato Crisanti, “lo zero è un bene prezioso da conservare con un comportamento virtuoso”

In Veneto sono in totale 19.038 i casi di tamponi positivi, ma dalle 8 alle 17 di giovedì 21 maggio i contagi sono stati zero. Gli attualmente positivi sono 3247 (-259), 13.938 i negativizzati (+240). In isolamento domiciliare ci sono 3.210 persone (-240). Nelle ultime 24 ore ci sono stati cinque morti.

Per il Veneto il traguardo degli zero contagi rappresenta un grande salto rispetto a tre mesi fa, quando si scoprì il focolaio di Vo’, il piccolo comune in provincia di Padova dove viveva la prima persona morta ufficialmente di Covid-19 in Italia.

Insieme a Codogno, quello di Vo’ fu identificato come il focolaio italiano dell’epidemia, e per giorni la preoccupazione per la situazione in Veneto fu molto alta, al pari di quella per la Lombardia e l’Emilia-Romagna, le regioni che da subito sembrarono più coinvolte.

Ma da allora l’approccio della regione ha fatto la differenza e il numero dei morti è rimasto di poco superiore ai 1.800.

Questo grazie ad una sorveglianza attiva in cui si sono cercati i casi sul territorio senza aspettare che i positivi si presentassero dal medico o in ospedale alla comparsa dei primi sintomi.

Il Veneto ha eseguito, in proporzione sulla sua popolazione, il doppio dei tamponi per l’accertamento di infezione della Lombardia, e addirittura un numero 2,7 volte maggiore nella prima settimana dell’epidemia.

Coronavirus, in Veneto fino a 10 tamponi in una sola provetta

Ad incidere negli ultimi giorni anche il fatto che in Veneto si testano fino a 10 tamponi in una sola provetta, una ottimizzazione che permette di fare molti più tamponi. 

Il metodo lo ha spiegato il governatore Luca Zaia in conferenza stampa insieme al dottor Roberto Rigoli, primario del reparto di Microbiologia dell’ospedale di Treviso. 

“I tamponi e le macchine per processarle esistono da decenni, non sono state inventate per il coronavirus – ha sottolineato Zaia mercoledì 20 maggio -. In Veneto siamo andati in crisi negli ultimi giorni perché abbiamo ricevuto sempre meno reagenti che hanno portato al blocco dei nostri macchinari”.

Ogni test oggi costa 18 euro e ogni tampone viene solitamente raccolto in una singola provetta. Ma l’idea del dottor Rigoli prevede di analizzare non un test alla volta, bensì raccogliere più tamponi in una sola provetta. 

“E’ una procedura che esisteva già da tempo – ha spiegato il dottor Rigoli – soprattutto in ambito trasfusionale. Raccogliere i diversi test in un’unica provetta consente un notevole risparmio non solo economico ma anche di lavoro per la macchina che deve processare i test. Questo procedimento si chiama “Pool” di sieri. La macchina invece di elaborare i risultati di dieci analisi potrà così analizzare un unico campione, senza margine d’errore”.

“E’ un progetto – continua il dottor Rigoli – a cui stiamo lavorando ormai da quindici giorni. L’idea ci è venuta dal fatto che, negli ultimi mesi sono aumentati a dismisura i numeri di tamponi eseguiti rispetto a prima dell’inizio dell’emergenza. Contemporaneamente ci siamo accorti che gli strumenti che avevamo a disposizione non erano programmati per lavorare 24 ore su 24. Il macchinario di Treviso ha preso fuoco proprio l’altro giorno per le troppe analisi eseguite ma noi microbiologi non ci siamo arresi. In questo contesto abbiamo iniziato a testare 2mila pazienti e siamo arrivati oggi a quota 5mila. Abbiamo messo nella provetta unica sia test a basso che ad alto rischio per mescolare tra loro i risultati dei tamponi. Il risultato è avvenuto in modo automatico ed è stato molto soddisfacente”, ha sottolineato Rigoli.

Da Treviso il sistema verrà distribuito anche a tutte le microbiologie del Veneto, ha aggiunto Rigoli, che ha però avvertito che il sistema “si può applicare quando i tamponi negativi superano almeno l’80% del totale. Se i tamponi positivi dovessero risalire dovremmo tornare ad analizzare un singolo tampone per ogni provetta”. (Fonti: Agi, Treviso Today)