Corruzione, amministratori licenziabili dopo condanna a 2 anni

di redazione Blitz
Pubblicato il 6 febbraio 2015 11:36 | Ultimo aggiornamento: 6 febbraio 2015 11:38
Corruzione, amministratori licenziabili dopo condanna a 2 anni

Corruzione, amministratori licenziabili dopo condanna a 2 anni

ROMA – Basterà una condanna a 2 anni per essere licenziati. Attualmente la norma prevede che per poter perdere il proprio posto di lavoro, il condannato per corruzione (ma anche per i reati correlati di concussione o di peculato) debba aver avuto una condanna di almeno tre anni di reclusione. E’ una delle novità previste nell’intesa sul ddl anticorruzione firmata a via Arenula tra il ministro della Giustizia Andrea Orlando, il viceministro Vincenzo Costa (Ncd) e i principali esponenti Pd, Ncd e Scelta civica delle commissioni di Camera e Senato.

Dopo lo scossone al patto del Nazareno e mentre Renzi ricuce con Alfano, un vertice Pd-Ncd decreta l’intesa sul ddl anticorruzione e l’inasprimento del falso in bilancio, con possibile revisione delle soglie di non punibilità che avevano fatto infuriare i Cinque Stelle.

Il ddl è già in discussione al Senato: punto di partenza, il testo presentato due anni fa da Grasso; la Camera ha invece all’esame misure su prescrizione e processo penale. Il tentativo è farli procedere parallelamente.

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Con l’accordo il Pd porta a casa pene più dure per i reati di corruzione, con innalzamento della prescrizione. Le sanzioni previste per il pubblico ufficiale sono estese all’incaricato di pubblico servizio. Dopo il rialzo delle pene per la corruzione propria (da 4-8 anni a 6-10), si armonizzano quelle per l’induzione indebita (da 3-8 anni a 4-10 anni), con riflessi sull’interdizione dai pubblici uffici; e quelle per chi sta a libro paga, il pubblico ufficiale che riceve indebitamente denaro o altra utilità (da 1-5 anni a 1-6).

Quanto al falso in bilancio, “diventa un reato vero”, commenta il senatore Pd Lumia, perché si accantona l’ipotesi che per le società non quotate fosse perseguibile solo a querela: sarà sempre perseguibile d’ufficio. C’è poi “un’apertura a non lasciare soglie di non punibilità“, aggiunge Lumia, cioè quel tetto a favore delle società non quotate per falsità o omissioni che comportino una variazione del risultato economico non oltre il 5%. Un ombrello per le piccole imprese più esposte a errori. Ombrello che resterà, assicura Orlando. Ma non è detto che lo strumento saranno le soglie: si sta studiando un’alternativa.

Ncd, da parte sua, ottiene di non vedere modifiche su abuso d’ufficio e traffico d’influenze. Non ci sarà neppure l’agente provocatore infiltrato nella Pa, ritenuto prematuro per il nostro sistema. Sì, invece, ed è condiviso col Pd, allo sconto di pena da un terzo alla metà per i corrotti che collaborano con i magistrati, sulla falsa riga dei pentiti di mafia.

Anche sulla prescrizione Ncd ha avuto un peso: la parola passa alla Camera, che ha in cantiere un ddl complessivo. Le modifiche per alzare la prescrizione della sola corruzione, previste nel ddl Grasso, sono state accantonate: si è ritenuto sufficiente l’effetto che avrà l’insieme delle misure in esame sulla prescrizione, che si allunga con l’inasprimento delle pene per la corruzione e con le generali sospensioni di due anni dopo la condanna in primo grado e di uno dopo l’appello.

Meccanismo che porta a 15 anni e mezzo il tempo in cui si prescrive la corruzione. Infine, impegno a calendarizzare al più presto alla Camera l’esame del ddl sul processo penale, che contiene la delega sulle intercettazioni.