Corso Francia, il giochino del semaforo rosso: correre tra le auto che sfrecciano

di Alberto Francavilla
Pubblicato il 28 Dicembre 2019 12:11 | Ultimo aggiornamento: 28 Dicembre 2019 12:29
Corso Francia, il giochino del semaforo rosso all'incrocio in cui sono morte Gaia e Camilla: correre tra le auto che sfrecciano

Corso Francia, il giochino del semaforo rosso: correre tra le auto che sfrecciano (Foto d’archivio Ansa)

ROMA – All’incrocio in cui sono morte Gaia von Freymann e Camilla Romagnoli ci sono ragazzi e ragazze che fanno il giochino del semaforo rosso. Lo raccontano i commercianti della zona (siamo su Corso Francia a Roma), lo confessano alcuni ragazzi ai propri genitori e lo conferma anche un’amica delle due sedicenni travolte e uccise dal suv di Pietro Genovese. Questo non vuol dire che Gaia e Camilla quella sera stessero facendo quel gioco, né vuole giustificare chi guidava il suv (se confermato che stesse guidando sotto effetto di alcol e a velocità sostenuta). Ma solleva una domanda: perché?

Perché sfidare la sorte (e la morte) attraversando di corsa una strada a scorrimento veloce (e chi vive a Roma sa quanto sfreccino le macchine in quel punto), oltretutto quando le auto hanno il verde e tu hai il rosso? Solo incoscienza di gioventù, o la sempre crescente voglia di far vedere (sui social, perché queste bravate vengono regolarmente filmate e postate) quanto si è coraggiosi e sprezzanti del pericolo? Un modo per farsi grandi agli occhi degli amici? O solo un modo per provare quella adrenalina che a 15, 16, 17, 18 anni ti fa sentire immortale?

Corso Francia, il giochino del semaforo rosso.

“Lo chiamano il giochino del semaforo rosso e quando mia figlia e la sua amichetta me lo hanno spiegato dopo la morte di Camilla e Gaia, mi sono venuti i brividi. Si tratta di attraversare le due carreggiate di Corso Francia veloci mentre per i pedoni è rosso e per le auto che sfrecciano è verde, sfidando la sorte. Un gioco folle del sabato sera e non solo, in voga tra i giovanissimi di Ponte Milvio. Lo fanno per farsi grandi riprendendosi anche con gli smartphone, creando storie sui social che poi si cancellano nel giro delle 24 ore”. Lo dice  M. L., 43 anni, un piccolo imprenditore intervistato dal quotidiano Il Messaggero.

L’amica di Gaia: “Anche io sono passata col rosso”.

“Vado lì ogni giorno. Accanto a quel guardrail pieno di fiori. Mi siedo e penso a Gaia. Alla mia amica che non c’è più. Ai nostri giorni insieme. E rifletto su quanto siamo incauti noi ragazzi. Perché sì, anche io ho attraversato corso Francia di notte, correndo, fuori dalle strisce pedonali e con il semaforo verde per le auto. Rischiando la vita”. Cecilia, 16 anni, amica e coetanea di una delle due ragazze morte investite da un’auto, ammette a Repubblica che attraversare in quel punto così pericoloso è un’abitudine.

“Sì, purtroppo. L’ho fatto anche io. Prendi la rincorsa, scavalchi il guardrail e corri più veloce che puoi dall’altra parte”. Perché? “Forse perché abbiamo 16 anni? Per fare più in fretta a raggiungere i tuoi amici, per non fare tardi sulla via del ritorno a casa. O forse e lo so che è stupido, perché è divertente. Pensi sempre che se guardi bene a destra e a sinistra, e corri forte, dall’altra parte ci arriverai”. Una sfida? “No, una leggerezza, un azzardo – risponde Cecilia – Finora nessuno dei miei amici aveva avuto un incidente”.

Ma Gaia e Camilla sono morte. “Una catena di disgrazie. Che ha coinvolto tre famiglie. Anche quella di Pietro. È vero, andava veloce, ma pioveva a dirotto e nessuno su corso Francia rispetta i limiti di velocità. Noi che abitiamo in questo quartiere lo sappiamo”. Cambierà qualcosa? “Lo spero. Non si può morire così. Quando quella mattina mia madre mi ha svegliato, dicendomi che Gaia era morta travolta da un’auto su corso Francia, ho capito subito dove era avvenuto l’incidente. Ho tremato. Sarebbe potuto accadere a me. Vorrei che nessuno togliesse più i fiori e gli striscioni da quel guardrail”. (Fonti: Il Messaggero e La Repubblica).